Premio letterario Fenice-Europa, scelti i tre libri vincitori dell’edizione 2017

410 giudici popolari sono impegnati nella lettura della terna vincitrice; le loro schede decreteranno il “Supervincitore”

Premio letterario Fenice-Europa, scelti i tre libri vincitori dell’edizione 2017

Premio letterario Fenice-Europa, scelti i tre libri vincitori dell’edizione 2017

L’AQUILA – Salvatore Basile con Lo strano viaggio di un oggetto smarrito (Garzanti), Alessandro Perissinotto con Quello che l’acqua nasconde (Piemme) e Widad Tamimi con Le rose del vento (Mondadori), sono i tre libri vincitori della XX edizione del Premio Fenice-Europa “Un Romanzo Italiano per il mondo”. I loro tre libri sono stati selezionati tra quelli pervenuti presso la segreteria del premio, da una giuria tecnica composta da Claudio Toscani, Younis Tawfik e Adriano Cioci. I tre romanzi sono stati consegnati a 410 lettori residenti in Italia e all’estero (Europa, America e Antartide). Saranno loro a decretare il “supervincitore” durante la cerimonia finale di Pescina (L’Aquila) il prossimo 2 settembre.

Salvatore Basile è nato a Napoli e vive a Roma, dove fa lo sceneggiatore e il regista. Ha scritto e ideato molte fiction di successo. Dal 2005 insegna scrittura per la fiction e il cinema presso l’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo dell’Università Cattolica di Milano.

Lo strano viaggio di un oggetto smarrito. Il piccolo Michele torna da scuola e quando apre la porta di casa, nella piccola stazione di Miniera di Mare, trova la madre di fronte a una valigia aperta. Fra le mani tiene il diario segreto di Michele. Con gli occhi pieni di tristezza, la donna chiede al figlio di poter tenere quel diario, lo ripone nella valigia, promettendo di restituirlo, e poi sale sul treno. Sono passati vent’anni e Michele vive ancora nella piccola casa dentro la stazione ferroviaria. Addosso la divisa di capostazione di suo padre, negli occhi una tristezza assoluta. Sua madre non è più tornata. Michele vuole stare solo, con l’unica compagnia degli oggetti smarriti che ritrova ogni giorno nell’unico treno che passa da Miniera di Mare. Perché gli oggetti non se ne vanno, mantengono le promesse, non ti abbandonano. Un giorno, sullo stesso treno che aveva portato via sua madre, Michele ritrova il suo diario, incastrato tra due sedili. Sente che è sua madre che l’ha lasciato lì. Per lui. C’è solo una persona che può aiutarlo: Elena, una ragazza folle e imprevedibile come la vita, che lo spinge a salire su quel treno e ad andare a cercare la verità.

Alessandro Perissinotto è nato e vive a Torino, dove insegna Teorie e Tecniche delle Scritture all’Università del capoluogo piemontese. E’ autore di dodici romanzi, tradotti in numerosi paesi. Con Piemme ha pubblicato Semina il vento (2011), Le colpe dei padri (2013) e Coordinate d’Oriente (2014).

Quello che l’acqua nasconde. Edoardo è un genetista di fama mondiale. Dopo trentacinque anni trascorsi negli USA torna nella sua Torino e tutti lo accolgono come colui che ha il potere di cambiare il destino dei bambini malati. Tutti tranne il “vecchio”. Costui è un uomo venuto dal passato, da quegli anni di piombo che Edoardo credeva di aver dimenticato per sempre. Ma basta poco perché il dolore e i misteri imprigionati per decenni investano Edoardo, facendo vacillare anche la fiducia che sua moglie, Susan, ha sempre avuto in lui. Sarebbe bello poter liquidare il “vecchio” con una battuta, dire che è solo un mitomane. Ma Susan non ci casca: il vecchio ha lo sguardo di chi sa farsi ubbidire, lo sguardo di un Lagerkommandant, e Susan quel lager domestico, quell’orrore alle porte di casa dovrà esplorarlo mattone per mattone prima di scoprire chi è veramente suo marito.

Widad Tamimi (Milano, 1981), figlia di un profugo palestinese fuggito dall’occupazione israeliana del 1967 e di una donna di origini ebree, la cui famiglia scappò a New York durante la Seconda guerra mondiale, è cresciuta in Italia. Attualmente vive a Lubiana. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, Il caffè delle donne.

Le rose del vento. Tessendo la trama delle proprie origini, Widad Tamimi ci porta nel cuore tormentato del secolo appena trascorso. E racconta del padre, Khader, nato in Palestina nel 1948, proprio l’anno della fondazione dello Stato di Israele. La famiglia è povera, lavora la terra e Khader ha un sogno: diventare pediatra per aiutare i bambini del suo paese. Nel 1967 scoppia una seconda guerra e fuggono in Giordania.

Più indietro negli anni Carlo Weiss, il nonno materno, nasce a Trieste nel 1924; è ebreo e si sente fiero di essere italiano; la villa di famiglia è frequentata da scrittori, musicisti, psichiatri. Finché, nel 1938 la situazione per gli ebrei si fa insostenibile e Carlo e i suoi scappano prima a Losanna poi a Londra e infine negli Stati Uniti. Carlo rientra in Italia nel 1947, pochi mesi prima che la famiglia di Khader sia costretta a fuggire da Gerusalemme. Incontra una donna, se ne innamora, nascono due figlie. Anche Khader raggiunge l’Italia, per studiare Medicina. Conosce la figlia maggiore di Carlo, bella e ribelle. Tra i due nasce un amore fortissimo. La prima delle loro figlie raccoglie la complessa eredità di uomini e donne sradicati dalla propria terra, sospinti dal vento della Storia.

410 giudici popolari sono impegnati nella lettura della terna vincitrice; le loro schede decreteranno il “Supervincitore”.

I giurati sono dislocati non soltanto in Umbria ma anche in altre regioni italiane. Tra i lettori è presente un folto gruppo di ragazzi di San Patrignano (Rimini).

I lettori all’estero sono italiani (perlopiù coordinati dall’Arulef) e stranieri, residenti in Belgio, Bielorussia, Croazia, Francia, Germania, Grecia, Lussemburgo, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera, USA (Florida) e Venezuela. Il gruppo più lontano (geograficamente) è quello della base Concordia, in Antartide, costituita da scienziati italiani e francesi del Programma Nazionale Ricerche in Antartide.

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