I commercianti del centro, l’arredo urbano, le zone vive della piazza, le proposte della coalizione di Catia Degli Esposti Sindaco

 
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I commercianti del centro, arredo urbano, la piazza, le proposte della coalizione di Degli Esposti

I commercianti del centro, arredo urbano, la piazza, le proposte della coalizione di Degli Esposti

da Antonio Mencarelli
Il miglioramento dell’arredo urbano di Bastia, in particolare del centro storico e della piazza Mazzini, è un tema sentito dai cittadini, non solo da chi vi tiene un esercizio commerciale e ne sente i problemi. Partiamo dalla piazza principale. Essa è, per superficie, una delle più grandi dell’Umbria delle  piccole e medie città, ma non ha, all’intorno, un tessuto edilizio consistente.

Nei vicoli vi abitavano, in tempi lontani, i residenti della “terra” di Bastia

Nei vicoli vi abitavano, in tempi lontani, i residenti della “terra” di Bastia, che corrispondeva allo spazio all’interno delle mura. Appena usciti dalla cinta, erano campi, e, soprattutto, campagna, estesa e popolata dalle famiglie coloniche, almeno quattro volte superiori di numero rispetto a quelle del centro.  Quasi tutte le botteghe si affacciavano in piazza, le rimanenti occupavano via S. Michele Arcangelo (il “corso” di Bastia) e la piazzetta Umberto I. C’era un brulicare di gente e di attività: macellerie, drogherie, mercerie, ferramenta, frutterie, rivendite di tabacchi e giornali; addirittura vi si trovavano tutte le barbierie del paese (queste ultime un vero porto di mare). Aveva ancora caratteri ottocenteschi che poi sono rimasti fino a qualche decennio fa.

La piazza cambiò fisionomia verso la metà degli anni Sessanta e poi Ottanta del secolo passato. Nel 1987 terminarono i lavori del primo stralcio della nuova pavimentazione e fu decisa la chiusura al traffico veicolare della parte antistante la chiesa parrocchiale. Le conseguenze furono che alcuni esercizi commerciali si trasferirono e diminuirono gli abituali frequentatori. Eppure, passo dopo passo, quasi tutti i commercianti di questa zona di Bastia investirono notevoli somme per il rinnovo dei loro negozi, tanto che, a parere di esperti del settore, essi erano giudicati tra i migliori della provincia.

Di questo sforzo economico va dato loro merito: interni curati, ampi, belle vetrine e prezzi contenuti. La crisi del comparto arrivò quando i commerciati, come altre categorie del lavoro autonomo, furono sottoposti a un prelievo fiscale elevato dai governi ulivisti di Prodi che, nel frattempo, diede la stura alla globalizzazione sfrenata, arrivando alla liberalizzazione delle licenze, per cui il commercio si può dire oggi non esista più. Cade, infatti, ogni regola, si sono potuti perfino aprire bar uno accanto all’altro (ciò è avvenuto in piazza a Bastia e i due ritrovi chiusero i battenti uno dopo l’altro).

Come se non bastasse, si spalancarono le porte alla grande distribuzione (con a capo la forza immobiliare Lega Coop Costruzioni). Il negozio sottocasa fu messo in crisi, residuo di vecchi bottegai anacronistici. Poi vennero i governi del Presidente (Monti, Letta, Renzi), entusiasti dell’UE, sostenitori accaniti del “più Europa” di Emma Bonino, col sostegno, a sorpresa, di Berlusconi, di Tajani, e dei grandi giornali conformisti. Il pareggio di bilancio, il fiscal compact, l’austerità imposta dall’oligarchia di Bruxelles, fecero il resto, causando la depressione dell’economia, il crollo della domanda interna di beni e consumi.

A quei danni non sarà possibile porre riparo in poco tempo

A quei danni non sarà possibile porre riparo in poco tempo. L’amministrazione comunale che verrà (e ci auguriamo sia quella guidata da Catia Degli Esposti) dovrà fare il possibile, per quanto di sua competenza, per salvare la ricchezza di quel commercio che in certi ambienti intrisi della ideologia mondialista si vuol fare sparire, a favore dei grandi centri che con la loro martellante pubblicità (spesso ingannevole) sono al momento  giganti contro bambini. Nel programma elettorale si trovano i punti che possono invertire una tendenza e aiutare il cambiamento: identità, armonia, appartenenza.

Innanzitutto ricreare la frequentazione di certi punti carichi di particolare interesse  dal lato della memoria storica e maggiormente sentiti da quello affettivo, adeguatamente fatti tornare dignitosi, curati, graziosi.

E ce ne sono. La piazzetta Cavour, quella davanti alla Portella (che dovrebbe avere un nome), con arredi studiati a dovere (a Bastia non esiste una fontana da nessuna parte), tinteggiature degli intonaci ancora rimasti privi, alberature. Non credo si possa parlare di piazza che è morta, piuttosto di piazza che non è vissuta adeguatamente.

Nel presente occorre individuare subito dei punti (LA ZONA VIVA), dove organizzare, periodicamente, mostre all’aperto, trattenimenti musicali vari (con gruppi di artisti teatrali, di animazione per bambini, bande musicali, complessi folkloristici), punto di partenza per visite guidate alla conoscenza del territorio storico, tenere aperto il Museo di S. Croce in certe occasioni. Insomma far tornare nelle vecchie e nelle nuove generazioni il gusto di radunarsi, sostare, sedere, conversare, in una piazza che torni ad attrarre, perché, rammentiamolo, Bastia di altre vere piazze tradizionali non ne ha, le periferie ne sono state private da progettisti poco attenti.   E’ il vivere a misura d’uomo, tante volte invocato nel passato, che va recuperato, con l’aiuto corale di tutte le espressioni cittadine che desiderano e amano parteciparvi.

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