Partito democratico chiede, ma altre case a cosa servono?

 
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Partito democratico chiede, ma altre case a cosa servono?

Partito democratico chiede, ma altre case a cosa servono? Non intendiamo in nessun modo rispondere alle offese con le quali l’assessore Fratellini cerca di nascondere lo scempio urbanistico che lui e i suoi colleghi di giunta hanno permesso presso l’area Franchi. Una zona della nostra città che avrebbe dovuto essere di recupero, e invece è diventata pura speculazione edilizia. Comprendiamo il nervosismo.

Il progetto di mantenersi la poltrona condizionando le scelte dell’intera coalizione, candidando Lungarotti, si scontra con il buon senso e con l’oggettiva valutazione delle prospettive di un governo già dimostratosi scarso in questi anni. Consigliamo inoltre alla destra che ci governa, speriamo ancora per poco, di non sottovalutare il minestrone,considerato un piatto tipico della cucina contadina italiana.

Per citare Giorgio Gaber, potremmo ricordare che la “minestrina è di destra e il minestrone è sempre di sinistra”. E comunque, un progetto di città deve tener conto di tutti gli elementi e amalgamarne i colori in armonia, per rendere migliore la qualità della vita: come in un minestrone, appunto. Con le scelte dell’attuale Giunta abbiamo invece avuto solo progettazioni parziali e scollegate tra loro. Oramai, dopo 10 anni, non si può più cercare in altri la responsabilità di quello che è accaduto, ma è giunto il momento di assumersene pienamente le responsabilità.

Prendiamo le Social Housing, che hanno una semantica forte, ma nascondono magagne. Di quelle, fatte con quella metodologia (delle assegnazioni, si intende) e con quell’impatto ambientale, Bastia tutta ne avrebbe fatto volentieri a meno.

Ci sono qualcosa come 653 immobili in vendita – quelli pubblicizzati tra privati – in tutta la città: perché aggiungere altri 120 appartamenti, quando all’ultimo Bando per l’assegnazione di alloggi popolari abbiamo avuto 45 domande, di cui 7 escluse per incongruenze varie?

Se ne poteva fare a meno perché un vero Social Housing andava fatto all’interno del centro storico, per ottenerne la riqualificazione e la rivitalizzazione con famiglie composte da giovani e anziani ai quale fornire servizi alla persona mirati.

Per quanto riguarda il grave errore di aver rilasciato le autorizzazioni a costruire, rimandiamo a immagini molto più chiare e esaustive di ogni altra parola.

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In questa prima immagine si può vedere l’area interessata dal sito industriale delle Officine Meccaniche Franchi, con la rispettiva area a ridosso dell’ansa fluviale destinata a pioppeto.

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In questa seconda immagine si può vedere come, rispetto all’immagine precedente, datata 2005, siano spariti circa 60.000 metri quadrati di bosco urbano (tra quelli destinati a pioppeto). Per intenderci, il bosco urbano perso supera le dimensioni del centro storico di Bastia, che copre circa 50.000 metri quadrati.

Venendo ai fatti, c’è da segnalare che l’area venne disboscata nell’estate del 2013 e risultava essere di proprietà privata e destinata alla coltivazione della cellulosa.

Tuttavia in prima battuta, il progetto di recupero dell’Area Franchi prevedeva la sostituzione di questo bosco urbano (il pioppeto), con un nuovo Parco Fluviale di pari estensione, che doveva configurarsi come il parco attrezzato della città di Bastia. Come vedremo dalle successive immagini in rassegna, del Parco Fluviale della città non vi è nemmeno l’ombra, mentre procedono le urbanizzazioni e l’attività edilizia.

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In questa immagine del 2017 si può vedere l’area di sedime (impronta al suolo) che interessa l’intervento “Social Housing” proprio a ridosso dell’ufficio postale.Tale Area, come si evince dalla colorazione del suolo, trattasi di terreno vergine, permeabile, incolto, e non di terreno urbanizzato di recupero dall’area industriale in dismissione.

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In questa immagine del 2018 si notano le impronte al suolo dei blocchi edilizi del “Social Housing” con la rispettiva area di sedime urbanizzata. Tale area, ammonta a circa 20.000 metri quadri, tutto terreno vergine, incolto permeabile che viene cementificato.

Volendo tirare le somme, rispetto alla situazione di partenza ed alle previsioni iniziali mancano all’appello all’interno dell’Area Franchi:

 – 60.000 metri quadri di Parco Fluviale attrezzato promesso alla cittadinanza, per un’estensione pari all’intero centro storico della città;

– 20.000 metri quadri di terreno vergine permeabile, cementificato e reso per sempre impermeabile;

In buona sostanza tutto ciò che è stato fatto sino ad oggi, è stato fatto in maniera irreversibile e a danno dell’ambiente, lasciando sparire un bosco urbano grande più del centro storico di Bastia, senza che venisse sostituito con il Parco Fluviale, come invece era previsto dalla versione iniziale del Piano di Recupero, e soprattutto consumando e cementificando 20.000 metri quadri di suolo vergine permeabile, per l’attività edilizia del Social Housing, anziché recuperare le porzioni già urbanizzate dell’area industriale in dismissione.

 

AREA FRANCHI CONFRONTO – 2005, 2018

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L’avere concesso l’occupazione di suolo vergine

L’aver permesso di costruire un muro di palazzi nell’ansa del fiume Chiascio

L’aver autorizzato un piano di Social Housing sovradimensionato per Bastia Umbra

L’abbandono di ogni volontà di recupero dell’Area Industriale Franchi

La mancata delocalizzazione per la costruzione di una nuova Azienda

Il non aver realizzato il sottopasso di via Firenze,

sono situazioni davanti gli occhi di tutti.

Fatti ineccepibili, al di là di opinioni e ricette propagandistiche. Ora decideranno i cittadini se accontentarsi del boccone amaro servito nell’osteria di Fratellini, Bagnetti, Lungarotti con i loro amici, noi nel frattempo continueremo a svolgere il nostro ruolo di osservazione e proposta.

2 Commenti

  1. Anche se non vicino alle idee del PD (sono più a sinistra) sull’analisi di questo scempio di cemento sono totalmente d’accordo.

  2. Se non ci sbrighiamo a mandare su il Movimento 5 stelle, ci portano via anche le mutande. Unico movimento che dal’47 ad oggi ha garantito onestà e trasparenza.

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