Le zone della piazza, Tomassino, un bastiolo d’adozione

Le zone della piazza, Tomassino, un bastiolo d’adozione

Le zone della piazza, Tomassino, un bastiolo d’adozione

Se vi foste aggirati, qualche anno fa, tra le vie del centro comunale, vi sareste sicuramente imbattuti in una figura singolare, sempre di fretta, con la borsetta a tracolla e il passo felpato di chi è abituato a macinare chilometri a piedi. Se aveste frequentato le zone della piazza, avreste incrociato lo sguardo di Tomasso Sulpizi.

Eppure lui non era originario delle nostre parti, non era nemmeno umbro. Classe 1930, nativo di Sarnano, borghetto medioevale nel maceratese, Tomassino, così soprannominato dai tanti compaesani, proveniva da una famiglia umile. Di mestiere faceva il daziere, impiego che lo portava a spostarsi costantemente tra Marche ed Umbria. Proprio per tali peregrinazioni lavorative, si trovò a doversi trasferire a Preci, laddove conobbe nel 1957 quella che nel successivo anno sarebbe divenuta sua moglie: Lidia. La consacrazione definitiva dell’unione coniugale avverrà con la nascita di due figli: Emidio e Maria Teresa.

Risale infine al 1960 il culminante approdo, al seguito di una ditta privata, a Bastia Umbra, terra a quell’epoca pullulante di commercianti in ascesa. Da lì non si schioderà più e contribuirà positivamente allo sviluppo di svariate manifestazioni, garante di un’assidua partecipazione, diretta o meno, alla vita pubblica del Comune. Sotto il profilo civico svolgerà infatti l’incarico di Economo nel gruppo dirigente della Democrazia Cristiana locale.

Diverrà ben presto Consigliere Provinciale del CONI di Perugia e del Centro Sportivo Italiano. Conseguirà il ruolo di Segretario del Bastia Calcio nel periodo dell’inaugurazione dello stadio, avvenuta in data 01/05/1967 con la presenza della Fiorentina allenata dal Mister Chiappella.

Ricoprirà la mansione di Segretario, Presidente e Direttore di Corsa dell’Unione Ciclistica Bastia Umbra nei vari eventi organizzati dal Criteriun degli Assi per Professionisti nel biennio 1973-74 (con la straordinaria partecipazione nel settembre del ’73 di Felice Gimondi, fresco vincitore del Campionato del Mondo su strada a Barcellona). In ultimo, non per importanza, porterà avanti la propria passione pallavolistica per la Polisportiva Libertas Bastia, come economo e dirigente.

Non da meno sarà l’ideazione e l’organizzazione da parte di Tomasso, in collaborazione con l’associazione commercianti di Bastia Umbra, della Passeggiata Ecologica su due ruote, di cadenza oramai divenuta più che ventennale. La conferma di una così totalizzante integrazione è evincibile, inoltre, dalla sua fervida partecipazione al Palio de San Michele, a cui s’interesserà a più riprese, sfilando tra le fila del rione Moncioveta, al quale rimarrà particolarmente legato per larghi tratti della sua vita.

Una testimonianza concreta, in fin dei conti, di come non sia necessario nascere in un determinato luogo, per potersi poi prodigare al fine di migliorarne i difetti ed avvalorarne i punti di forza. L’appartenenza non è infatti un qualcosa di innato, un mero diritto di nascita, bensì il frutto della volontà e caparbietà individuali, che sfociano poi nell’impegno quotidiano a favore del collettivo.

Un bastiolo sui generis! Così lo si potrebbe definire; un personaggio fuori dalla norma canonica. Portatore sano di smisurata generosità, sempre pronto ad offrire il proprio ausilio a chiunque lo richiedesse, figlio forse di valori saldi che col tempo sono andati appassendo. Modello di semplicità quotidiana, con quel suo soffermarsi a scambiare due parole con tutti, con la volontà di porsi al servizio della gente senza reclamare nulla in cambio.

Prototipo pragmatico di una bontà che non riesce a sopravvivere se fine a se stessa, ma solo ed esclusivamente in funzione del prossimo. Grande esempio di umiltà farcita di genuina testardaggine, connubio perfetto tra le origini marchigiane e le attitudini assunte a contatto con la vita e le tradizioni umbre. E quel suo caratteristico gesticolare che valeva più di mille parole, lo sguardo scaltro di chi sa il fatto proprio, il fischiettare per richiamare l’attenzione dei passanti.

Ci sono dei giorni in cui sembra quasi di vederlo, Tomassino, mentre attraversa il ponte di Santa Lucia e si dirige verso la piazza, terreno assai fertile per le mille avventure giornaliere. Rigorosamente a piedi, non aveva mai infatti guidato l’automobile, occhiali da sole ben in vista, baffo grigio sbarazzino, mani dietro la schiena, cappottino verde e passo veloce, anzi, velocissimo, di chi non ha un attimo di tempo da perdere. Ci sono giorni in cui sembra quasi di vederlo, sì, Tomassino. Il detto recita: “Meglio un morto in casa, che un marchigiano alla porta”; non è questo il caso, non è questo il caso.

Undici anni che ti penso

Lorenzo

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