da Claudia Lucia (Assessore)
BASTIA UMBRA – Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale in cui si commemora la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche dell’Armata Rossa. In questo giorno non si ricordano solo le vittime dell’Olocausto, ovvero il genocidio commesso dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d’Europa, ma anche le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, la deportazione di numerosi cittadini italiani ritenuti “indesiderabili”, come oppositori politici, appartenenti ad alcuni gruppi etnici, omosessuali, malati di mente e portatori di handicap.
Oltre 5 milioni di uomini, donne, bambini, anche piccolissimi, hanno subìto la deportazione, la prigionia, l’abbruttimento al rango di non persone, ed infine la morte. E poi ancora il loro corpo eliminato negli inceneritori e la dispersione nel fumo dei camini. Ricordiamo oggi, con questa rappresentazione teatrale, coloro che si sono opposti al progetto di sterminio e, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati e salvato loro la vita.
Anche qui vicino a noi: quante volte abbiamo ricordato la figura del campione Gino Bartali che ha trasportato da Firenze ad Assisi nella canna della bicicletta centinaia e centinaia di documenti falsi per gli Ebrei rifugiati in Assisi, stampati dai tipografi Luigi e Trento Brizi.
Oggi commemoriamo l’eroismo di don Ottavio Posta e di altri 15 pescatori dell’Isola Maggiore del Trasimeno. Il loro coraggio, contemporaneamente semplice e forte, permise di salvare la vita a trenta ebrei detenuti all’Isola Maggiore. Questi esempi e tanti altri noti e sconosciuti che ci vengono dalla nostra terra ci dicono che il Giorno della Memoria ha anche un valore di ritorno ai valori della nostra civiltà, quando essa sa usare parole di pace, di tolleranza, di rispetto, di accoglienza, di tolleranza. Il modo migliore perché il Giorno della Memoria resti nel tempo, è di farlo vivere giorno per giorno, facendo parlare le fonti, i documenti, i ricordi dei sopravvissuti per conoscere direttamente ciò che è stato, per capire che non si tratta di un film, ma di verità veramente accadute. Anche per questo è importante ricordare l’ammonimento di Primo Levi: “Meditate che questo è stato”. Meditiamo, perché questo non succeda mai più.
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