La Maschera di Pino al Teatro Esperia di Bastia
Il progetto “La maschera di Pino” nasce dalla collaborazione tra la band omaggio a Pino Daniele “Nero a metà” e l’attore Demetrio Catillo, e dall’incontro tra le prime produzioni artistiche di Pino Daniele e la narrazione di alcune vicende di “napoletanità”.
Ieri sera al teatro Esperia di Bastia una rappresentazione unica nel suo genere. La storia è incentrata su un incontro, l’incontro tra Pulcinella e un’entità, una presenza non meglio identificata, che si definisce “lo spirito del vento”.
Lo spirito del vento si palesa a Pulcinella una sera, mentre se ne stava sul letto a riposare, e dopo avergli raccontato di precedenti analoghi incontri avvenuti con i suoi avi, incontri avvenuti in particolari momenti della storia cittadina, momenti di speranza di cambiamento, lo invita, così come già fatto con i suoi antenati, a “togliersi la maschera”. L’invito a “togliersi la maschera” non è altro che l’invito a Pulcinella, simbolo universale della napoletanità di cui incarna l’esuberanza, lo spirito ironico canagliesco e generoso, la filosofia pratica e disincantata, ma anche simbolo di un popolo tradizionalmente sfruttato dai potenti, disprezzato e ad essi asservito, a provare a risvegliare le coscienze dormienti e incapaci di reagire alle vessazioni che da sempre il popolo napoletano vive e subisce… e l’invito è a fare ciò attraverso l’arte, la musica, il canto.
E Pulcinella se la toglie la maschera, e comincia a cantare…
“La maschera di Pino” prende spunto, nella sua parte narrativa, dal teatro di Eduardo del quale si possono cogliere diverse citazioni, oltre che da altri riferimenti letterari.
Fondamentali nella struttura del testo sono anche i riferimenti alle opere di Ermanno Rea e di Annamaria Ortese. “La maschera di Pino” intende leggere l’arte di un personaggio come Pino Daniele in continuità con tali predecessori. Un Pino Daniele che prova a sua volta a togliere e togliersi la metaforica maschera.
Lo spettacolo, fatto di canzoni e puntellato da sprazzi di recitazione, incastona le prime produzioni artistiche dell’artista napoletano, tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80, nella medesima metafora, con esiti probabilmente similari ai predecessori ma con la porticina aperta di una flebile speranza di future riscosse.

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