Intitolazione piazza di Bastia 2 a don Luigi Toppetti, parroco di Bastia Umbra dal 1950 al 1980

Intitolazione piazza di Bastia 2 a don Luigi Toppetti, parroco di Bastia Umbra dal 1950 al 1980

Intitolazione piazza di Bastia 2 a don Luigi Toppetti, parroco di Bastia Umbra dal 1950 al 1980

A sedici anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 24 marzo 2003, l’ampia piazza posta all’angolo tra via Olaf Palme e via Salvatore Allende, nella zona detta “Bastia 2”, sabato 14 settembre, alle ore 17, sarà intitolata a don Luigi Toppetti, ancora ricordato come “il Priore”. La dedicazione fortemente voluta dalla Parrocchia di San Michele Arcangelo e dalle Confraternite (Buona Morte e Cristo Redentore, Immacolata Concezione, San Rocco, Sant’Antonio Abate e Santissimo Sacramento), che ha visto l’immediata ed entusiastica approvazione dell’Amministrazione Comunale e l’adesione dei vertici dell’Ente Palio, è un doveroso riconoscimento a un parroco che si è impegnato per la sua gente, il cui ricordo rimane ancora vivo in coloro che l’hanno conosciuto.

Nato a Petrignano d’Assisi, il 15 settembre 1922, don Luigi fu nominato parroco di Bastia Umbra nel 1950 dall’allora vescovo di Assisi, monsignor Placido Nicolini. Giunse, come guida pastorale, in una cittadina dalle solide tradizioni cristiane provata dalle tragedie della guerra, da cui si stava riprendendo grazie soprattutto alle capacità imprenditoriali dei bastioli. Questa rinascita economica, che produceva un’immigrazione eterogenea, non era tuttavia in grado di costruire una comunità coesa.

Per questo, don Luigi, uomo e sacerdote, con grande determinazione e forza di volontà, si è speso senza risparmio nella sua paterna e sollecita azione pastorale nella comunità bastiola, culminata nell’inaugurazione della nuova Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, il 29 settembre 1962. Inoltre, proprio in quell’occasione ebbe la felice intuizione del “Palio de San Michele” la cui crescita progressiva è stata uno dei suoi più durevoli doni alla città, divenendone anzi uno dei maggiori collanti sociali e culturali, aiutando “a fare di Bastia una vera comunità” come da lui stesso sperato.

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