Crisi politica e caos natalizio scuotono la città divisa
L’ultimo consiglio comunale ha offerto uno spettacolo che, a voler essere generosi, potremmo definire coerente con il clima che si respira in città: molto rumore, pochissima sostanza e una messa in scena che prova a nascondere il vuoto. Il bilancio di previsione 2026 è stato approvato in fretta, senza veri scossoni, tra l’autocompiacimento della maggioranza e l’assenza clamorosa di una parte consistente dell’opposizione. Il sindaco ha liquidato la pratica in poco tempo, quanto basta per snocciolare numeri altisonanti e parole ben confezionate, utili più a costruire una narrazione che a descrivere la realtà. Perché al netto delle dichiarazioni roboanti, questo bilancio contiene poche novità e nessuna visione.
In pratica una politica da rendering verbale. A quasi due anni dall’insediamento, l’amministrazione continua a vivere di rendita sulle opere avviate da chi c’era prima, senza riuscire a portarne a termine una in modo convincente. Progetti forse imperfetti, certo, ma che questa maggioranza non ha saputo né correggere né migliorare.
Varianti approvate, cantieri fermi. Si annuncia il cambiamento, ma si pratica l’immobilismo. E così accade che persino l’innalzamento dell’esenzione Irpef da 11.000 a 12.000 euro venga raccontato come una svolta epocale. Peccato che la stessa identica misura, proposta dall’opposizione solo un anno fa, fosse stata respinta con sdegno, come se fosse un’eresia contabile. Evidentemente le idee non cambiano valore in base al merito, ma in base alla firma.
Ieri era sbagliata, oggi è illuminata; ieri da respingere, oggi da applaudire. Se la propone l’altro è follia, se la ripeto io è poesia. Ma se la maggioranza recita la parte dell’amministrazione dinamica e fattiva, l’opposizione offre uno spettacolo forse ancora più desolante. L’aula semivuota, con metà dei consiglieri assenti e un intero gruppo scomparso, ha consegnato al sindaco una seduta senza contraddittorio. Altro che battaglia politica: qui si è scelto di non combattere affatto. Qualcuno è rimasto, a fare opposizione (vera?). Il resto ha preferito la fuga, lasciando agli atti del consiglio non interventi duri e documentati, ma un silenzio imbarazzante seguito da un comunicato stampa che lascia il tempo che trova e si perderà nel dimenticatoio. E invece di un confronto serrato, è rimasto solo un ronzio di fondo. Fastidioso, certo, ma innocuo. Perché il ronzio disturba, non incide; infastidisce, ma non spaventa.
Quasi a voler scimmiottare il “Frusio” che altri dichiaravano di sentire sere fa a mezza costa del Subasio. Intanto fuori dal palazzo, la città sperimenta sulla propria pelle un’altra grande “innovazione”: il Natale del Terrore. Altro che atmosfera di pace, serenità e speranza. In piazza sono comparsi mostri, scheletri e installazioni riciclate dai carri dei rioni della festa di settembre, che pur meritevoli di apprezzamento allora, a dicembre sono completamente fuori contesto.
Un Halloween fuori stagione, imposto senza confronto, figlio della testardaggine dell’assessore, che ha deciso per tutti, ignorando la città e circondandosi di improbabili consiglieri artistici. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un allestimento costoso per le casse pubbliche e fallimentare sul piano del consenso.
Piazza piena di cose, ma vuota di persone. Eppure, la risposta dei cittadini è stata chiarissima. Quando sono tornati gli eventi tradizionali – gli alberi dei rioni, il presepe vivente, i cori dei ragazzi delle scuole – il centro storico si è riempito.
Famiglie, bambini, partecipazione vera: Tradizione ignorata, piazza desolata. Tradizione rispettata, città ritrovata. La città, però, è uscita divisa da questa vicenda. Quasi tutti contrari, tranne chi, per spirito di corpo o disciplina forzata, ha fatto finta di difendere l’indifendibile. Una spaccatura profonda, che si somma a quelle già esistenti in città e dentro la stessa maggioranza, apparentemente unita solo in facciata, ma attraversata da visioni diverse e mai realmente condivise.
Alla fine, resta l’immagine di una Bastia sospesa, delusa, abbacchiata: una maggioranza che galleggia, un’opposizione che scappa, una città che osserva e si allontana. Un bilancio senza anima, un Natale che Natale non si voleva far sembrare, una politica che parla tanto ma costruisce poco. Ma alla fine NATALE sarà e allora si riaccenda la speranza che pur coscienti che al peggio non c’è mai fine, ad un certo punto non si può che risalire…..
Buone FESTE dallo spiffero che ricordatevi: gli spifferi potrebbero non dire tutta la verità, ma non raccontano mai bugie.
Lo Spifferaio Magico

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