Caccinelli richiama memoria e futuro per il Natale 2025
Marco Caccinelli, voce storica del commercio bastiolo, interviene nel dibattito sulle iniziative natalizie della città con un’analisi che intreccia memoria, passione e un appello concreto al rilancio del tessuto economico e sociale. Dopo trent’anni di impegno diretto tra Confcommercio e consorzi cittadini, Caccinelli invita a riflettere su un Natale che torni ad essere “evento di comunità” e non solo “esperimento culturale”.
Durante la riunione preparatoria per il Natale 2025, per la prima volta la presenza dell’Assessore alla Cultura ha segnato una svolta d’approccio: il Natale non più come vetrina del commercio, ma come progetto culturale diffuso. Una visione che Caccinelli accoglie con rispetto, ma che giudica insufficiente se slegata dal mondo produttivo e dalla partecipazione collettiva. “Il rischio – ha sottolineato – è trasformare la festa più identitaria in un esercizio astratto, distante dalle esigenze di chi lavora e anima il centro cittadino”.
Caccinelli ricorda che Bastia, negli anni Ottanta e Novanta, seppe creare un modello di vivacità economica e sociale riconosciuto in tutta l’Umbria. Dal Consorzio degli Operatori del Centro Storico al Bastia City Mall, fino alle luminarie diffuse, le notti bianche e le campagne promozionali che portarono folle in piazza, ogni iniziativa nacque dall’unione tra commercianti, artigiani e cittadini. “Allora non avevamo fondi pubblici – spiega – ma tanta volontà e fiducia reciproca”.
Il ricordo non è nostalgia, ma fondamento di identità: dalle prime luminarie nel 1986 alle fiere trasformate in eventi con spettacoli e attività per famiglie, Bastia divenne un punto di riferimento regionale. “Dire che non è rimasto nulla significa ignorare la nostra storia recente”, aggiunge Caccinelli, ricordando i progetti che generarono anche contributi regionali e nuove forme di promozione commerciale.
Negli anni più difficili, segnati dal terremoto del 1997 e dall’apertura del polo commerciale di Collestrada, la risposta dei bastioli fu una mobilitazione straordinaria. Senza sostegni pubblici, i commercianti finanziarono campagne di comunicazione e iniziative che permisero di mantenere viva la città. Da quella stagione nacquero esperienze innovative: sfilate di moda, mercatini tematici, lotterie con premi, fidelity card e stand promozionali ad Expo Regalo.
Caccinelli elenca con orgoglio i momenti simbolici: il dolce più grande del mondo, le piste di ghiaccio ante litteram, le raccolte scontrini con premi importanti, la musica nelle vie, la partecipazione delle scuole di danza e dei volontari. Ogni manifestazione era il risultato di una sinergia spontanea che univa pubblico e privato, cittadini e istituzioni. “Quando Bastia si muove insieme – ribadisce – sa ancora stupire”.
Oggi, secondo Caccinelli, serve un nuovo equilibrio: la cultura non può sostituire l’economia, ma deve dialogare con essa. Le iniziative “solo culturali” rischiano di escludere la componente commerciale, mentre il periodo natalizio rappresenta per molti operatori “il momento cruciale dell’anno”. “Dietro ogni vetrina – sottolinea – ci sono famiglie, giovani, dipendenti, persone che credono nella città”.
Critico verso la comunicazione basata unicamente sui social network, l’ex presidente di Confcommercio solleva una domanda provocatoria: “I like bastano per riempire le vie?”. A suo giudizio, le campagne integrate – tra web, affissioni e stampa – restano fondamentali per raggiungere un pubblico ampio e attrarre visitatori da fuori regione. Un riferimento diretto agli esempi di Arezzo, Trentino o Foligno, dove i mercatini natalizi muovono migliaia di persone e generano indotto economico stabile.
L’impegno dell’attuale amministrazione, che ha stanziato 80 mila euro in continuità con la precedente, viene accolto con rispetto ma anche con richiesta di concretezza. “Le risorse contano – ammette Caccinelli – ma senza una visione condivisa restano numeri in bilancio”. Il punto, spiega, non è tanto l’investimento economico, quanto la costruzione di un progetto credibile che unisca cultura, commercio e partecipazione.
Il confronto con l’assessorato alla cultura si è acceso anche sull’iniziativa “Dall’abbandono all’opera”, progetto che prevede la pittura di porte e cantine del centro storico. “Un’idea poetica – osserva – ma con scarso impatto turistico”. In passato, ricorda, le televisioni nazionali e locali documentavano piazze gremite durante le “Notti Bianche” e i “Mercatini di Natale”, segno di un’energia collettiva oggi da ritrovare.
Altro tema centrale è il calo di presenze: molti cittadini preferiscono ormai i mercatini di Trento o Arezzo, organizzando pullman per altre regioni. “È un segnale evidente – avverte – che dobbiamo ascoltare”. Le iniziative bastiole, secondo lui, devono tornare ad attirare visitatori di ogni età, ceto e provenienza, ricreando quella “centralità del cuore urbano” che per decenni ha sostenuto il tessuto economico locale.
L’idea di esporre i carri del Palio di San Michele suscita curiosità, ma non convince Caccinelli sulla capacità di generare flussi significativi. “I carri emozionano quando sfilano – afferma – non quando restano fermi. Servono eventi dinamici, esperienziali, capaci di coinvolgere e stupire”.
Rivolgendosi idealmente all’amministrazione comunale, Caccinelli rilancia un messaggio di collaborazione e realismo: “Amministrare non è imporre gusti, ma ascoltare e trovare equilibrio”. La sua proposta è semplice: ripartire dal patrimonio di esperienze e dalla creatività dei commercianti per costruire un Natale che unisca cultura e impresa, luci e partecipazione.
Secondo l’ex presidente, il commercio locale rimane una colonna dell’economia bastiola, con un numero di addetti paragonabile all’industria. “Ogni negozio – spiega – rappresenta un presidio di socialità e identità”. Per questo, sostiene, serve una strategia capace di riportare flussi di visitatori nel centro e di valorizzare le aree commerciali storiche, oggi penalizzate dalla concorrenza dei grandi poli esterni.
Guardando al futuro, Caccinelli auspica un modello integrato di sviluppo: un Natale “anche culturale, ma non esclusivamente culturale”. Un evento che sappia accendere le luci della città e dell’anima collettiva. “Solo così – conclude – Bastia potrà tornare a stupire, a essere punto d’incontro e non periferia dimenticata”.
Con il suo intervento, Caccinelli non difende un passato, ma richiama una visione di comunità, quella che per trent’anni ha animato la città nei momenti più belli e più difficili. “Non servono nostalgie – scrive in chiusura – ma consapevolezza di ciò che siamo stati per tornare a costruire ciò che vogliamo essere”.
Un appello che, più che una critica, suona come una chiamata all’unità: per un Natale che torni ad essere, davvero, la festa di tutti.

Commenta per primo