La fiera agricola di Bastia Umbra sfida i limiti di spazio
Agriumbria torna al centro fieristico di Umbriafiere, a Bastia Umbra, con la sua 57ª edizione: tre giorni — dal 27 al 29 marzo — di agricoltura, zootecnia e innovazione che confermano la manifestazione come uno degli appuntamenti più attesi del panorama agroalimentare nazionale. I numeri parlano chiaro: 457 espositori diretti distribuiti su una superficie complessiva di 85.000 metri quadrati, a fronte di oltre 600 richieste di partecipazione pervenute. Significa, in concreto, che almeno 150 aziende sono rimaste fuori per mancanza di spazio, nonostante i 20.000 metri quadrati aggiunti nelle ultime due edizioni.
La pressione è un segnale di salute. Non solo di crescita. Agriumbria si è evoluta da rassegna regionale a hub di riferimento per la zootecnia italiana e per la meccanizzazione agricola del Centro-Sud, con visitatori che nell’ultima edizione hanno superato quota 89.000.
Una fiera che vale più di un’esposizione
La presentazione ufficiale si è svolta martedì 17 marzo a Perugia, nel Salone d’Onore di Palazzo Donini, alla presenza dell’assessore regionale alle Politiche agricole Simona Meloni, del sindaco di Bastia Umbra Erigo Pecci e del presidente di Umbria Fiere Spa Antonio Forini. Tre voci che hanno restituito, ciascuna con il proprio angolo visuale, il peso specifico di questa manifestazione.
Forini ha descritto Agriumbria come «un luogo di incontro e confronto tra imprese, allevatori, istituzioni e operatori del settore, chiamati ad affrontare sfide cruciali come il cambiamento climatico, la sostenibilità e l’innovazione tecnologica». Una piattaforma, dunque, non solo espositiva: capace di generare valore lungo l’intera filiera e di coinvolgere, allo stesso tempo, famiglie, giovani e cittadini comuni.
L’assessore Meloni ha inquadrato l’evento in un contesto più ampio: il comparto agricolo attraversa una fase complessa, segnata dall’aumento dei costi delle materie prime, dalle tensioni geopolitiche internazionali e dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. In questo scenario, Agriumbria rappresenta uno dei principali punti di riferimento nazionali per il settore e uno spazio concreto di confronto operativo.
Seicento capi in mostra: la zootecnia al centro
Il cuore pulsante della manifestazione resta il programma zootecnico. Nel 2026 saranno presenti oltre 600 capi, tra bovini, ovini, equini, suini, caprini e avicunicoli. Le razze italiane da carne sono protagoniste assolute, con mostre, rassegne di razza, aste e concorsi di animali iscritti ai libri genealogici. Il Sistema Allevatori partecipa con l’Associazione Italiana Allevatori, l’Associazione Allevatori Umbria e Marche e la Federazione delle Associazioni Nazionali di Razza e Specie con i rispettivi enti selezionatori.
In prima fila le realtà che presidiano il comparto bovino da carne: Anabic organizza le Mostre Nazionali e Regionali, mentre l’Anacli propone il proprio concorso nazionale, rilevante soprattutto per le razze diffuse nel Centro Italia. Non mancano la Chianina, la Romagnola e le principali specie autoctone, in un programma che unisce competizione tecnica e valorizzazione del patrimonio genetico nazionale.
Macchine, foreste e innovazione tecnologica
Parallelo alla zootecnia, il comparto della meccanizzazione agricola si presenta con una novità strutturale: uno spazio dedicato alle federazioni di costruttori e rivenditori di macchine, pensato per valorizzare le dimostrazioni di filiera. L’area mostra le attrezzature in azione, illustrando le diverse fasi lavorative in contesti reali. L’obiettivo, oltre che commerciale, è quello di avvicinare il pubblico alle opportunità offerte da macchine sempre più efficienti, sicure e a basso impatto ambientale.
Si conferma anche l’area demo dedicata alla forestazione, con il salone specializzato che torna nella sua configurazione ampliata. Uno spazio che risponde a una domanda crescente di competenze tecniche nella gestione sostenibile del patrimonio boschivo.
Venti convegni e l’università in campo
La dimensione convegnistica rappresenta un altro asse portante dell’edizione 2026. Sono una ventina gli appuntamenti tecnici e istituzionali in programma, promossi dalla Regione Umbria, dal Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Perugia, da organizzazioni di categoria e da aziende espositrici. Temi come la genetica animale, la gestione del suolo, la transizione energetica in agricoltura e le politiche comunitarie di settore saranno affrontati con un taglio operativo, rivolto agli addetti ai lavori ma accessibile anche a un pubblico più ampio.
Confermato inoltre il Premio Antonio Ricci, giunto alla sua settima edizione: un riconoscimento dedicato al giornalista agricolo scomparso nel 2016, tra le firme più autorevoli del settore.
Il futuro del polo fieristico prende forma
L’edizione 2026 si colloca in una fase di transizione strutturale per Umbriafiere. È in costruzione un nuovo padiglione permanente destinato a sostituire le strutture temporanee che negli anni hanno compensato la mancanza di spazio. Il progetto prevede anche l’installazione di un impianto fotovoltaico da 480 kW sulla copertura, con la nascita di una Comunità Energetica Rinnovabile, oltre all’introduzione di pompe di calore e all’illuminazione a LED in tutti i padiglioni.
L’obiettivo dichiarato, come ha spiegato il presidente Forini, è quello di trasformare Umbria Fiere in un ecosistema territoriale dinamico, attivo 365 giorni l’anno: concerti, congressi, festival e concorsi si affiancheranno alle grandi rassegne tradizionali, in una visione che guarda ben oltre il calendario fieristico consolidato.
Agriumbria apre i battenti venerdì 27 marzo. Orario di visita dalle 9 alle 19. Biglietto intero a 12 euro, ridotto a 6. Ingresso gratuito per i bambini fino a 12 anni, per i titolari di tessera Umbriafiere 2026 e per le persone con disabilità non deambulanti e i loro accompagnatori. Disponibile un servizio navetta gratuito dalle aree di parcheggio esterne, attivo dalle 8:30 alle 19:30.

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