Marco Caccinelli, Alternativa Popolare, per politiche commercio, strategie
Marco Caccinelli – L’incarico ricevuto da Alternativa Popolare come responsabile per le politiche regionali del Commercio, Turismo, Eventi in Umbria, rappresenta la sintesi di un confronto su progetti tangibili che sto mettendo a punto nei settori del Commercio, Turismo, Eventi, nei quali ho operato per oltre 40 anni sia localmente che in tutta la Regione con la presenza nel Consiglio della Confcommercio dell’Umbria ininterrottamente dal 1996 al 2023, quando ho deciso, dopo 27 anni, di dedicarmi ad altro. Il Commercio nel senso più ampio del termine va dal piccolo negozio di vicinato alle grandi strutture di vendita che oggi stanno padroneggiando il mercato, anche se in alcuni casi si assiste al fallimento di grandi centri commerciali che non soddisfano le esigenze di una vasta clientela, indispensabile per coprire i costi di gestione che sono eccessivamente onerosi.
di Marco Caccinelli
Mentre il Commercio al dettaglio, di vicinato, sta soffrendo in maniera travolgente, sistematica e generalizzata, una situazione che lascia intravedere momenti bui che richiedono una attenzione particolare e concreta da parte della politica che deve prevenire, piuttosto che curare, le criticità con investimenti importanti destinati ad alleggerire la pressione fiscale e la quantità di gravami quotidiani che colpiscono im- prenditori spesso unici addetti con qualche aiuto dai familiari, con al massimo 1 o 2 dipendenti che a fatica reggono l’attuale consuetudine di tenere aperto tutte le domeniche.
E’ necessario intervenire presto se non vogliamo vedere tutte le saracinesche abbassate nei centri urbani e storici dove provetti pittori eseguono opere orribili (che speso rappresentano “genitali di genere”), spegnendo le vie che erano lustro per le città riducendole in borghi abbandonati dove trova terreno fertile ogni tipo di criminalità. Il turismo è una fonte determinante per l’economia regionale.
Lo sforzo per prolungare la permanenza turistica dei visitatori matura risultati troppo lentamente, una particolare attenzione va ad una comunicazione più efficace che privilegi i social piuttosto che privilegiare altri mezzi eccessivamente onerosi, questo può dare maggiori risultati soprattutto tra i giovani che prediligono un turismo “slow”.
I grandi eventi che fanno parlare i media nazionali hanno la priorità per mantenere alta l’immagine della nostra regione, ma per dare fiato al commercio nei centri urbani e storici, numerosi in Umbria, non è sufficienti investire su eventi della durata di alcuni giorni, ma risultano vitali quelli che hanno capacità attrattiva tutto l’anno. Sarà necessario orientare molte risorse alla promozione di situazioni stabili nei centri minori (es.: Rasiglia la piccola Venezia, Sellano il ponte tibetano più lungo d’Europa, La Scarzuola di Tomaso Buzzi a Montegabbione, la Calamita Cosmica a Foligno, Cripta delle mummie a Ferentillo) oltre che un forte impegno per stimolarne di nuove destinate a diventare il valore aggiunto per convincere il turista ad inserire una ulteriore tappa alla scoperta dell’Umbria e allungare la sua permanenza.
In questa direzione un progetto che sto presentando al Comune di Bastia Umbra per la creazione di un Museo a Cielo Aperto sulla scia di realizzazioni di successo concretizzate altrove. Avere successo nel modificare, in termini positivi, i dati sulla permanenza dei turisti nella nostra regione creerà un vortice virtuoso per la ricomposizione di un tessuto economico destinato a questo pubblico oggi in decadenza. Queste sono le motivazioni che mi hanno convinto ad accettare questo incarico regionale per conto di Alternativa Popolare, un nuovo partito che in Europa si posiziona nel PPE, un partito che sta percorrendo una strada difficile in uno dei peggiori mo- menti storici del nostro paese nel quale c’è bisogno di coraggio per guardare al fu- turo anche da prospettive difficili in una situazione minacciata da venti di guerra. Ma ci sono persone coraggiose che ancora ci credono indipendentemente dalle strumentalizzazioni che subiscono.
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