Il gruppo consiliare spiega le ragioni:
serve unità, non divisione
Bastia Umbra – Una scelta di responsabilità e di equilibrio istituzionale, così il gruppo consiliare del Comune di Bastia Umbra nelle persone di Catia Degli Esposti Fabrizio Raspa del Gruppo consiliare Civica per Bastia; Giulio Provvidenza – Gruppo Consiliare Paola Lungarotti Sindaco; Stefano Santoni Francesca Raspa – Gruppo consiliare Fratelli d’Italia; Moreno Ricci – Gruppo Misto mediante un comunicato stampa hanno motivato la propria astensione dal voto per il conferimento della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati.
La decisione è arrivata al termine di un intenso dibattito in consiglio comunale, che ha visto posizioni divergenti attorno alla figura della giurista e al significato politico dell’onorificenza.
Il gruppo ha espresso piena consapevolezza della gravità della crisi umanitaria in corso a Gaza, definendola “un vero e proprio genocidio sotto gli occhi di tutti”. È stato anche riconosciuto il coraggio dell’operato di Albanese e il suo impegno nel dare voce a una popolazione “sottoposta a sofferenze quotidiane inaccettabili”.
Nonostante ciò, la posizione assunta è quella di una netta distinzione tra il merito dell’azione umanitaria e il conferimento di un titolo simbolico, che – secondo il gruppo – dovrebbe essere riservato a figure con legami diretti con la città o con impatti evidenti sulla vita locale, nazionale o globale.
“La cittadinanza onoraria – si legge – è un atto che richiede cautela. Non possiamo permettere che diventi uno strumento di divisione, soprattutto su temi così delicati.” Il gruppo ha aggiunto che, pur avendo ascoltato le ragioni della maggioranza, non sono emersi i presupposti sufficienti per procedere.
Al centro della riflessione c’è anche la funzione stessa del consiglio comunale, che, secondo il gruppo, dovrebbe restare concentrato sulle esigenze reali della comunità di Bastia Umbra, evitando derive ideologiche. La proposta, pur avendo un valore simbolico e di solidarietà, non è stata ritenuta “la via più utile e concreta per aiutare realmente la popolazione di Gaza”. Il gruppo auspica invece azioni dirette, come gemellaggi, raccolte fondi o iniziative umanitarie promosse sul territorio.
Con un richiamo alla responsabilità istituzionale e al rispetto delle diverse sensibilità, la conclusione è chiara: “Il Comune deve essere un luogo di unità, non di contrapposizione”.

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