Claudia Lucia e “Paim Franchi”, a Bastia, sono ben altri gli ecomostri


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Claudia Lucia e "Paim Franchi", a Bastia, sono ben altri gli ecomostri

Penso che a Bastia una svolta nella qualità architettonica ed edilizia ci voleva

Claudia Lucia e “Paim Franchi”, a Bastia, sono ben altri gli ecomostri

da Claudia Lucia, Architetto
BASTIA UMBRA – «In merito a quanto da più parti sento dire sui cinque “palazzi” (meglio chiamarli edifici plurifamiliari) che vengono impropriamente chiamati le “social house” due cose mi danno parecchio fastidio. Che siano brutte e che siano destinate a diventare il Bronx della Bastia. Riguardo alla qualità architettonica, estetica o compositiva delle cinque costruzioni ribadisco che a Bastia ci sono mostri ed ecomostri anche piuttosto recenti, realizzati con caratteristiche compositive esclusivamente funzionali, per non dire speculative, con scelte quanto meno ingenue ed a volte anche al di sopra delle righe per materiali, colori ed elementi decorativi e non ricordo di aver sentito nessuna levata di scudi verso il progettista o il costruttore e meno che meno verso l’ufficio edilizia che li ha doverosamente autorizzati (perché, se nel rispetto delle regole, non possono essere respinti) o verso l’assessore di turno, come invece sento verso questi cinque futuri condomini. Penso invece che a Bastia una svolta nella qualità architettonica ed edilizia ci voleva e che questo intervento è forse l’inizio della ricerca di qualcosa di nuovo e di fresco … finalmente!

Claudia Lucia, assessore cultura e istruzione di Bastia Umbra si è dimessa
Claudia Lucia

Invece relativamente al ricettacolo di n. m. e.c. (abbrevio perché non utilizzo quelle parole di valenza dispregiativa che stanno a descrivere immigrati africani, nordafricani e dell’Europa dell’Est), mi è dispiaciuto molto sentire persone che dovrebbero avere una piena conoscenza di cosa sia il progetto di social housing e di cosa si sta costruendo a Bastia, andare dicendo che quell’intervento vorrà significare la fine della quiete bastiola perché sarà il ricettacolo di tutta sorta di gentaglia. Sappiamo bene che non sarà così e ora abbiamo visto che la convenzione parla chiaro.

Conosco famiglie di lavoratori autonomi, giovani, dinamiche e volenterose, che sperano tanto di essere ammesse in graduatoria per l’acquisto di un appartamento perché ora, pur avendo un reddito e pagando sempre l’affitto regolarmente, non sono riuscite a stipulare un mutuo per acquistare una casa. Chi non ha una busta paga ci può provare cento volte ad andare in banca ma troverà sempre tanti e tanti problemi e alla fine, se vuole una casa di proprietà, dovrà cacciare i soldi tutti in una volta o ricorrere all’aiuto di babbo (se ce l’ha).

Spero che il progetto di social housing possa dare risposte a queste persone che vivono e lavorano a Bastia da tanti anni, che magari conosciamo bene e sono nostri amici e che potranno solo dare un valore aggiunto alla qualità sociale del complesso edilizio.

Forse c’è il rischio di cadere nella sindrome della cattedrale nel deserto? Forse. Ma l’imprenditore – privato- che ha fatto l’operazione avrà certamente valutato il ritorno dell’investimento. Forse il volume costruito (e quello che può essere ancora costruito) è tanto, troppo? Forse. Ma quei metri cubi non li ha messi il sor Fratellini e stanno lì da decenni e nessuno può privare un privato della legittima possibilità di edificare nei limiti e nelle regole del piano urbanistico vigente. Forse è stato consumato tanto suolo che poteva essere destinato a parco urbano?

Forse. Ma prima in quell’area così prossima al centro della città non ci andava nessuno ed ora, invece, è recuperata all’uso ed alla fruizione di tutti e sono convinta che, quando vedremo l’area Franchi libera dalle barriere, cambierà anche l’immagine della città (penso sempre al buon Kevin Lynch) e saremo tutti felicemente sorpresi»

9 Commenti

  1. Credo che alla lista dei suoi comandamenti manca quello di essere “obiettivamente oggettivi”, dire che questo obbrobrio è il futuro, è offensivo verso tutti coloro che, a ragione, condannano questa opera, la quale rimane inguardabile e inutile per i più bisognosi.

  2. Claudia, visto che definisco, da quando sono nati, quei cinque palazzi “ecomostri” mi sento tirato in causa dal tuo scritto. Per quanto riguarda invece “l’aspetto sociale” ovvero il discorso sugli immigrati e le varie offese a loro rivolte ecc. ecc. qui non mi sento tirato in ballo perché sai come la penso: sono per l’accoglienza senza se e senza ma. Invece io e te dissentiamo molto, e non da oggi, sul concetto di bello. Lo so che in questi casi ognuno di noi se n’è fatta una ragione…..permettimi però di dirti che la tua frase “L’inizio della ricerca di qualcosa di nuovo e fresco….finalmente!”, rivolta a queste costruzioni, mi crea un grosso turbamento. Sei architetta e sei stata anche Assessora alla Cultura, ruoli che hanno a che fare con l’estetica e se ritieni belli quei mostri di cemento cos’è per te il brutto?

  3. Buona serata,
    Il concetto di bello e brutto è ovviamente personale,per cui rispettabilissime tutte le posizioni.
    E proprio qsto mi preme, x l’ennesima volta, sottolineare.
    Non si può ogni volta fare polemica solo x il gusto di farla, x dissentire a prescindere.
    Con l’arroganza e la presunzione x giunta, di essere sistematicamente dalla parte giusta, addirittura da quella della ragione.
    Si sa, in Democrazia chi vince governa, fa e approva leggi.
    Chi perde DEVE fare una sana e costruttiva opposizione,controllare.
    Non chiacchiere, su ogni soffio di vento.
    Concretezza appunto. E nomi e cognomi, senza timore.
    Infine, credo che nulla sia inutile nella vita, anzi tutto concorre per una utilità, sia personale che sociale.
    Ma servono requisiti: Capacità,Lealtà, Impegno, Dedizione,Trasparenza,Coraggio, Tempo da spendere…e mi fermo xchè potrebbe diventare una montagna da scalare, e non vorrei scoraggiare nessuno.
    Un grosso in bocca al Lupo a tutti i contendenti in lizza.

  4. Tralasciando il fatto che il concetto di bello è soggettivo (e personalmente li ritengo brutti), però è anche vero che una “cosa” per essere giudica bella deve essere apprezzata… sono di Bastia vivo a la Bastia e personalmente non ho sentito nessuno dire che quei cinque palazzi siano esteticamente belli… e dico nessuno… tuttaltro!!! se lei la pensa diversamente basta fare una passeggiata e chiedere a qualche cittadino e si toglierà la curiosità!!!

    il fatto che a Bastia ci siano altri edifici “orrendi” è vero ma questo è un altro problema!!!

    Per quanto riguarda le speculazioni edilizie che in passato si sono fatte è indiscutibile, però resta abbastanza palese che chi ha realizzato le cinque palazzine non sta facendo beneficenza ma sta vendendo a prezzi di mercato… quando in realtà sembrava che tutto nato per agevolare le categorie più deboli!!!

    sotto gli occhi di tutti c’è una cittadina (questa è la Bastia) che negli ultimi anni non è cresciuta più come popolazione, dove ci sono una marea di appartamenti sfitti e invenduti ma la sensazione di diventare la nuova Ponte San Giovanni è tangibile: palazzi su palazzi, pochi parcheggi e poco verde!!!

    a la Bastia si dice: quanno trona da qualche parte piove… e se il nomignolo bronx è spesso è tirato im ballo un motivo ci sarà!!!!

    ai posteri l’ardua sentenza!!!!

  5. Lei afferma: “Non si può ogni volta fare polemica solo x il gusto di farla, x dissentire a prescindere.
    Con l’arroganza e la presunzione x giunta, di essere sistematicamente dalla parte giusta, addirittura da quella della ragione.
    Si sa, in Democrazia chi vince governa, fa e approva leggi.
    Chi perde DEVE fare una sana e costruttiva opposizione,controllare.
    Non chiacchiere, su ogni soffio di vento”.

    Nessuno dissente a prescindere, ma lo fa sul reale e cosa sono di più reali questi ecomostri.
    È vero, in democrazia chi vince governa, ma per i bastioli trovarsi quest’opera tra capo e collo, è ciò che si configura come una dittatura velata, dato che non ve ne era la necessità e da come sono regolamentati, non hanno nessun titolo per essere considerati a buon mercato, anzi, sono più costosi.
    Il popolo per difendersi,oltre al voto elettorale, ha solo la dialettica ed in questo caso, non è solo vento, ma una fila di palazzi reali che, solo a guardarli, ci si chiede di come sia stato possibile autorizzare.
    Se lei vuole fare dietrologia, la faccia su temi reali, vada a vedere e dica il suo, ma non ci venga a fare sermoni gratuiti, non ne abbiamo bisogno.
    N.B. l’uso dello pseudonimo, rientra nelle libertà di questo tempo, se a lei non piace, non è un mio e nostro problema. Molto spesso chi non lo usa lo fa per garantirsi una visibilità che nasconde altri fini che, talvolta, lo si vede in tempi come questi, dove sono prossime le elezioni. Noi che lo usiamo, ci accontentiamo di criticare o elogiare, altro non pretendiamo.

  6. Buon giorno, e Buona Domenica.
    Vedi, caro Concretezza, mi tocca dirti anche a dispiacere che lo pseudonimo che ti sei scelto/a, non ti si addice molto.Il voto cambia le cose, non la dialettica.
    Non mi piace affatto battibeccare, in questa modalità poi, lo trovo quasi ridicolo. Mi piacerebbe molto di più, parlarne, dialogarne come affermi Tu di persona, a quattr’occhi.
    Il problema è che non so chi sei.
    Per qsto suggerivo di firmarsi.E’chiaro che ognuno ha la libertà di non farlo, ci mancherebbe.A me sinceramente interessa poco, e non mi crea problemi affatto, forse li crea a Lei, pensando di rendere pubblico il suo pensiero.
    Infine, io non ho bisogno di nessuna visibilità, mi creda.
    Per un momento, lo ammetto, avevo anche pensato di portare il mio contributo in politica, ma a 62 anni( come vedi non ho neppure paura a dire che sono vecchio ) ho pensato che questo ruolo spetta in primis ai giovani, a tutti quelli che hanno passione e tempo x cambiare uno stato di cose, un modo di fare, in cui mi ritrovo sempre meno.
    Io mi accontento di fare la “riserva”, di essere attento e di intervenire se, e quando serve.
    Niente di più.E non faccio sermoni, esprimo solo liberamente e senza paura il mio pensiero.Mettendoci la faccia.
    Quello che fino ad oggi, non è ancora riuscito a fare Lei.
    Magari domani, cambia idea.

  7. Considerazioni sparse: se chiamiamo le costruzioni in oggetto palazzi o “edifici plurifamiliari” non cambia il concetto:
    – dal punto di vista estetico non mi sembra che Bastia diventi più bella, anzi.
    – L’impatto ambientale e sociale, considerando anche che di appartementi sfitti a Bastia ne abbiamo a iosa, è quantomeno discutibile.

    Qua si vuole par passare per tecnica e necessaria una decisione politica. No. La politica è anche dire “ho scelto di fare questo in questa maniera per risolvere il tal problema”. Ecco.

    Invito chiunque chi voglia chiamarli “edifici plurifamiliari” a non dire più gatto ma “Felis silvetris catus”.

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