L’alchimia che doveva cambiare la città si è dissolta
Il fantasma di un’illusione civica In autunno, insieme alle foglie, cadono le maschere. A Bastia Umbra c’è un fantasma che vaga per le stanze del Comune e i corridoi dei social: si chiama Progetto Bastia. Nacque come “laboratorio civico”: si raccontava che volesse aprire spazi di confronto e partecipazione. Si agitava ovunque e con chiunque, predicando la “sua” verità e lanciando saette legali minacciose, poi cadute nel dimenticatoio una volta conquistato il Municipio.
Si potevano così superare le mancanze additate — cosa ovviamente non fatta — ma che importa. Gestire il potere è così inebriante. In realtà, oggi scopriamo che era solo un esperimento di chimica politica per conquistare il potere. Sì, perché – dicono le cronache non scritte ma ascoltate nei corridoi – alla base del progetto c’era una certa simpatia tra alcuni fondatori: un amore a prima vista (per i temi ambientali), un colpo di fulmine che, evidentemente, quando si è scaricato a terra, ha fatto evaporare le buone intenzioni e nascere un accentratore travestito da democratico.
L’alchimia che doveva cambiare la città si è dissolta quando si è spenta la simpatia? E così, venuto meno il collante, anche il “progetto civico” si è sciolto come neve al sole. Gestire il potere è un’esperienza inebriante. Essere istrioni, incubatori di artisti emergenti, stravolgere l’ovvio e proclamare l’innovazione: tutto diventa spettacolo. Nella fucina delle idee si supera ogni pudore, si salva la faccia — ma poi, qual è la vera faccia da mostrare? Quella autentica o quella percepita dagli altri? In fondo, conta che ciascuno veda ciò che preferisce: è questa la magia dell’arte, e forse anche della politica.
Purché, naturalmente, nessuno osi insidiare la nostra seduta. Le carte, però, restano: l’associazione è ufficialmente chiusa, cancellata dagli elenchi comunali. E mentre le luci si abbassano, qualcuno sul palco grida: “Progetto Bastia è più vivo che mai!”. Una battuta degna di un film comico: perché, nel tentativo di smentire, confermano tutto.
Il laboratorio civico è morto, ma resta il gruppo consiliare – o meglio, la sua ombra. Ed ecco la domanda che si spiffera tra un corridoio e l’altro: se l’associazione non esiste più, chi rappresentano oggi l’assessore e il consigliere in quota Progetto Bastia? Non certo i cittadini che speravano in un progetto condiviso attraverso l’associazione. Forse rappresentano solo se stessi e il diritto di restare seduti, in nome di un simbolo ormai fantasma.
Altro che “partecipazione e idee per Bastia”: il vero motore di Progetto Bastia non è mai stato il civismo, ma la corsa alla stanza dei bottoni. E ora che la porta si è chiusa, restano solo gli echi di un’illusione. Un amore (politico) finito male, come tante storie nate sotto il segno dell’entusiasmo e finite sotto quello dell’ambizione, mentre la partecipazione millantata si è trasformata in un arrogante Marchese del Grillo.

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