Rinuncia del Comune al canone unico patrimoniale su affissioni

Una decisione controversa nel contesto delle elezioni imminenti

Rinuncia del Comune al canone unico patrimoniale su affissioni

Rinuncia del Comune al canone unico patrimoniale su affissioni

Rinuncia del Comune – Perché il Comune di Bastia Umbra rinuncia agli introiti del Canone Unico Patrimoniale sulle affissioni? Si avvicina a grandi passi la convocazione dei comizi per le prossime elezioni europee e comunali e sulle plance pubbliche sono apparsi numerosi manifesti elettorali che sostituiscono quelli della pubblicità commerciale.

di Francesco Fratellini

Bastia, si sa, ha una storia importante dal punto di vista del commercio, anche se oggi è evidente la necessità del rilancio di questo fondamentale settore economico e, se “la pubblicità è l’anima del commercio”, nella nostra città utilizzare quella con le affissioni risulta un po' complicato. Dico questo, perché tutti coloro che si recano presso il concessionario per prenotare spazi su cui affiggere i manifesti, si vedono contingentare il numero, perché gli spazi non sono sufficienti e bisogna dare la possibilità a tutti di attaccare qualche manifesto.

Quindi se per dare visibilità ad un messaggio qualcuno chiedesse di affiggere 100 manifesti si sentirebbe rispondere che non è possibile, massimo 30 manifesti 70×100 esposti per 10 giorni. Assurdo. Cercherò di spiegare perché. Per prima cosa, una campagna di comunicazione tramite affissioni, ha la necessità di essere ben visibile, anzi di più; deve essere visibile ovunque. Altrimenti, un manifesto qua e uno là servono a poco. Sul territorio esistono plance per le pubbliche affissioni di varie misure, la loro quantità minima è prevista dal regolamento comunale ed il gestore, ha l’obbligo di fare la loro manutenzione e di istallarne di nuove qualora lo spazio totale non rispetti il minimo previsto.

Le affissioni generano l’incasso del Canone Unico Patrimoniale che va a vantaggio delle casse comunali. Più spazi per le affissioni pubbliche generano più entrate per il Comune. Allora perché numerosi cartelloni 6 per 3 metri non sono stati rimpiazzati o riparati? Perché altre plance sono precarie o fatiscenti? Lo spazio minimo totale previsto è garantito?

Basta fare un giro per la città per rendersene conto, al parcheggio delle poste, per esempio erano presenti 3 cartelloni di cui uno bifacciale, in via Silone uno bifacciale e in via Monte Vettore uno mono facciale. In totale 7 spazi 6×3 non più utilizzabili che potrebbero generare entrate apprezzabili per il comune.

Non solo minori entrate ma anche immagine di degrado e non curanza, per di più se per la sistemazione e riparazione non servono soldi pubblici, ma deve provvedere il gestore. Una cosa quasi incomprensibile, visto che esistono norme, regolamenti, contratti; il loro rispetto dovrebbe garantire un risultato completamente diverso, sia dal punto di vista dell’incasso del canone che del DECORO URBANO.

Da considerare anche un altro aspetto: il prezzo di un servizio o di una merce viene determinato dalla quantità dell’offerta rispetto alla domanda.

Siccome sul nostro territorio ci sono plance pubbliche (sempre meno) e plance private, è evidente che se le plance pubbliche risultano insufficienti, il prezzo di quelle private tenderà al rialzo. Semplice legge di mercato, nulla di più.

Francesco Fratellini

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