Centro storico di Bastia Umbra vive se c’è chi lo vive, una sfida di rigenerazione

di Claudia Lucia
Centro storico di Bastia Umbra vive se c’è chi lo vive, una sfida di rigenerazione Si parla sempre più spesso del disagio in cui versa il centro storico di Bastia ed è acceso il dibattito sulle ricette per invertire la tendenza alla desertificazione residenziale e commerciale cui stiamo assistendo ormai da anni. L’anamnesi dell’origine della desolazione in cui versa il centro storico di Bastia, non dissimile da quella di molti altri centri urbani italiani, è nota. Ha origine negli anni dello sviluppo urbanistico forte, violento, non ponderato, iniziato negli anni ’50 e proseguito ininterrottamente per decenni fino ai primi anni 2000.  Bastia ha visto una vigorosa crescita economica e demografica, avendo attratto lavoratori dai paesi collinari dell’interno dell’Umbria e, più recentemente, anche da altre regioni.

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Questa felice e prospera stagione ha, però, necessariamente portato vasti nuovi insediamenti periurbani in cui i nuovi Bastioli hanno costruito le proprie case (prima fase) e alimentato il mercato immobiliare degli edifici plurifamiliari (seconda fase). Assieme all’obsolescenza delle abitazioni del centro e ad una mutata esigenza del vivere e dell’abitare,  lo svuotamento del centro dai residenti è stata l’inevitabile conseguenza. Negli ultimi anni, altre concause hanno aggravato una condizione che già si presentava critica: centri commerciali, negozi monomarca, e-commerce, eccetera…

Riflessioni, quasi in generale, sul disagio del centro storico

È infatti proprio l’assenza di residenti (residenti veri, possibilmente proprietari, che vivono la città, la abitano e ci lavorano) la vera causa del vortice che trascina verso il degrado il centro storico di Bastia ed in generale i centri storici di molte cittadine non turistiche. Chi abita il centro anzitutto sistema la propria abitazione, investe in qualità edilizia e genera un percorso positivo verso la riqualificazione generale della città, ne stimola la qualità ed attrae altri residenti. Frequenta bar e ristoranti, acquista nei negozi e botteghe, passeggia in piazza e, con la sua costante presenza, favorisce la percezione di comunità e la coesione sociale e crea condizioni per maggiore sicurezza.

Tutto ciò è percepito anche da chi non abita nel centro, che troverà piacevole recarvisi non solo per accedere ad uffici pubblici e banche, ma anche per acquisti, per svago, per socializzare. È questo il centro vivo che tutti desideriamo. Al contrario, la fuga di residenti verso le zone esterne al centro provoca un circolo vizioso che coinvolge tutti gli aspetti architettonici, commerciali, sociali. Di questo è necessario essere consapevoli quando avvertiamo che quei pochi residenti che ancora vivono nel centro storico manifestano stanchezza e volontà di andarsene. Comprenderne il disagio ed intervenire sulle cause è la prima necessaria mossa per evitare il peggiorare della situazione. C’è, infatti, il rischio di dare risposte sbagliate.

Dopo anni di studi sui centri storici, dibattiti politici, esperienze amministrative diverse, ricette più o meno ponderate e (poche ma lodevoli)  iniziative atte alla “riqualificazione”del centro della città pare chiaro che:

  • Le cose urgenti tolgono spazio alle cose importanti. Si naviga a vista, cercando di tamponare nel miglior modo possibile le situazioni che si presentano di volta in volta urgenti, dedicando ad esse risorse importanti (non solo economiche), ma non si riesce a ragionaresu una proiezione a lungo termine.
  • Le risorse disponibili sono sufficienti solo per pochi progetti. Con scarsità di risorse pubbliche e private è indispensabile valutare attentamente pochi obiettivi da conseguire e stimolare una sinergia tra più forze, poiché nessuno si salva da solo.Il tema del “degrado” dei centri, come quello delle periferie, non si risolve soltanto attraverso una iniziativa pubblica, ma attraverso il concorso pubblico/privato. Molto bene, per esempio, gli interventi di ristrutturazione degli edifici di proprietà comunale ed il mantenimento in centro gli uffici pubblici. Meno bene l’assenza di politiche per la riqualificazione del patrimonio privato e  per il coinvolgimento attivo degli operatori economici in un piano di qualità dell’arredo urbano.

Resta il fatto che nessuno è in grado di offrire la formula perfetta per salvare il centro storico. Per questo è probabilmente necessario un pensare nuovo, che non può che essere fortemente interdisciplinare e sinergico pubblico/privato.

Non c’è, dunque,  un tema solo su cui andare a sviluppare una riflessione. Visione urbanistica (politica della pianificazione territoriale), accessibilità del centro, mobilità delle persone, qualità dei servizi (offerta commerciale), sicurezza, qualità delle residenze private sono aspetti legati fortemente e, assieme a molti altri temi, costituiscono aspetti da valutare prima di mettere in campo una qualsiasi politica di intervento, necessariamente interdisciplinare, a lungo termine ed adeguatamente ponderata e concertata affinché vi partecipino tutti, consapevoli della posta in gioco.

È una sfida che dobbiamo intraprendere al più presto e che non può appartenere allo spazio di un mandato amministrativo di una campagna elettorale.  È una sfida che vorrei definire di rigenerazione. Rigenerazione delle cose (patrimonio pubblico), delle case (qualità abitativa delle risorse private) e delle persone (qualità sociale). Ma è anzitutto una sfida di comprensione dei problemi e degli strumenti per risolverli. Una sfida che deve partire da alcune domande.

Chi vive il centro storico? Cosa allontana il residente dal centro? È possibile applicare una fiscalità veramente vantaggiosa per rendere conveniente vivere in centro o aprire una attività artigianale o commerciale? Gli strumenti di pianificazione sono adeguati? La sicurezza urbana è garantita dalla giusta e certa applicazione delle leggi? Sono efficaci le politiche di coesione sociale tra generazioni e tra vecchi e nuovi cittadini?Esiste il modo di rendere concorrenziali ed attrattive le attività economiche del centro?

Dalle rispose a queste domande dipende la traiettoria di sviluppo o di declino che si vuole dare al nostro centro storico.

 

1 Commento

  1. tanto a breve ci sono le elezioni e se ne sentiranno di cotte e di crude…. ma nessuno farà niente!!! ma non è che a nessuno importa niente? le piazze erano considerate il salotto di una città…. la nostra è diventata un parcheggio!!! 20-25 anni fa in piazza erano comparse panchine fioriere e lampioni e quantomeno era diventata gradevole e deocorosa ma poi bohh che fine avranno fatto??!! una piazza senza panchine è una cosa indecente…. ma stranamente ci sono solo difronte il bar Italia!!!! non servono ne studi ne luminari… è palese che manca tutto…. una fonte/fontana (anche cannelletta) panchine lampioni fioriere…. una cosa non manca… le buche!!!! semmai la domanda da farsi è: perchè dovrei fare una passeggiata/scappata in piazza? cosa vado a fare? quanto meno il centro storico va reso un posto decente e ordinato e non un parcheggio con le macchine al centro della piazza!!!

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