Non è la movida, ma i residenti a dare la vita al centro storico di Bastia

chi scrive sembra avere una visione piuttosto chiara della città

 
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Non è la movida, ma i residenti a dare la vita al centro storico di Bastia

Non è la movida, ma i residenti a dare la vita al centro storico di Bastia

Del Direttore
Marcello Migliosi
BASTIA UMBRA – Dopo la videodenuncia dell’abitante dei “vicoli” della Bastia Vecchia quella che, purtroppo, non c’è più ci è arrivata una lettera da parte di una persona. Una riflessione che riteniamo di dover pubblicare in quanto ci sembra ragionamento chiaro e sostenuto da elementi e presupposti culturali assolutamente condivisibili.

Ma prima di trascriverla, vorremmo ricordare che il termine movida venne coniato nella Spagna postfranchista – anni ’80 giù di lì – per descrivere il clima sociale e culturale tornato vivace dopo la fine del regime franchista. Wikipedia la definisce Movida madrileña, come movimento sociale ed artistico che partì da Madrid, in puerta del Sol, alla fine della dittatura di Francisco Franco, durante i primi anni della Transizione spagnola e che durò per tutti gli anni ottanta e oltre, toccando molte altre città della Spagna.

Ora il termine movida va associato, più o meno, alla vita sociale, per lo più notturna, di giovani e non solo. Detto questo, la movida non è certo “scorrazzare” e fare i propri bisogni in giro per i vicoli di Bastia Vecchia.

Quelli che sono gli stessi Vicoli che raccontano la vera storia della Città Vecchia, dalla sua nascita ad oggi. Apprendere, ma non è da ora che lo sappiamo, che il degrado e la deriva sono progressivi in Centro storico non fa piacere, anzi è proprio triste, perché in quei vicoli “ci abbiamo vissuto un po’ tutti no?“.

Scriviamo questo perché, a scanso di inopportune excusatio non petita accusatio manifesta” si ricominci con la manfrina del PaliOpen “noi non siamo, non non c’eravamo”. Non è né il Palio, né i Rionali e neanche l’Amministrazione sotto accusa, anzi, crediamo, sia una “chiamata alle armi” per tutti coloro che amano la città, per salvare Bastia Vecchia.

Fatta questa premessa vi trascriviamo ciò che ci è arrivato.

«La cosa veramente assurda – scrive – è che ora daranno la colpa a colui che ha inviato il video, che, povero lui, sono quindici giorni che chiede attenzione ai vicoli diventati un luogo dove fare i propri bisogni».

E questo ci auguriamo proprio non accada, anche perché provare a mettere alla gogna chi difende i propri diritti non è civile e, ad ogni azione inconsulta, consegue una reazione contraria di pari forza.

«Cercano il modo – scrive chi ci ha inviato il messaggio –  di far vivere il centro storico. Ho avuto modo di scriverlo cento volte che i borghi vivono se ci sono i RESIDENTI non la movida. La movida molesta è un deterrente alla vita nei centri storici».

E chi sa dar torto al nostro lettore, basta guardare cosa è accaduto a Foligno per esempio, negli ultimi mesi, o, peggio ancora, a Terni nel corso di questi ultimi anni.

«A Bastia – scrive ancora – sono fuori controllo i vicoli. Sono una zona grigia in cui non si sa nemmeno bene chi ci abita. Dicono che i vicoli sono abitati. Da chi? vecchi e stranieri.  Perché non ci abitano le famiglie, i professionisti, le giovani coppie? Forse perché le case sono decrepite e i vicoli dei cessi a cielo aperto?».

Amara, ma è la verità. Una delle abitanti ci dice che sta per vendere e chi le ha chiesto la casa è una famiglia di cinesi che lavora a Bastia Umbra.

«Lavorare per la qualità architettonica dei vicoli – aggiunge-. Ritorneranno i residenti e subito prenderanno vita le attività. Questa è l’unica ricetta possibile per salvare i centri storici e la politica può fare (anzi deve) la sua parte. Lavorare su un piano attuativo che bilanci costruito e spazi aperti, che favorisca il rinnovo degli edifici, che lavori su nuove infrastrutture e sottoservizi efficienti, che organizzi un piano di arredo urbano elegante ed adeguato. Anche le politiche di agevolazione fiscale per chi sceglie di vivere in centro sono uno strumento da attuare, ma solo dopo aver messo in campo tutti gli altri strumenti propri dell’urbanistica».

Siamo d’accordo, solo così Bastia Vecchia si potrà salvare.

«Non sono gli “eventi” che la salvano – spiega -. Anzi è parso in questi giorni che i grandi eventi portino solo disagi a chi risiede e nessun beneficio alla città né a breve termine né a lungo termine. Quando sono anni che si parla del centro di Bastia “morto” e un residente dice: basta non si può più vivere qui, allora significa che siamo veramente allo sbando, non abbiamo capito nulla oppure non abbiamo la volontà di affrontare veramente il problema del centro storico».

 Chi ci scrive fa anche un excursus che affonda le sue radici nel tempo.
«L’inizio della fine del centro storico di Bastia – scrive – sì è avuto con il terremoto del 97 quando l’amministrazione comunale di allora scelse di non percorrere la strada dei PIR Piani Integrati di Recupero. Strada certamente lunga, difficile, poco remunerativa in termini di consensi a breve termine. Si preferì aiutare chi aveva avuto la casa lesionata con un contributo fisso ma immediato. Abbiamo poi visto che dove si è avuto il coraggio e la forza di portare avanti i PIR, i borghi sono rinati e i residenti sono ritornati. Con grande vantaggio per tutti. Le esperienze positive in Umbria sono molte e abbiamo visto comuni riqualificare zone poco appetibili della città e farne un fiore all’occhiello del territorio. Bastia ha avuto anni e anni di politica urbanistica incentrata sulle nuove zone di sviluppo extra urbano e di espansione alla ricerca dell’appartamento in condominio nuovo e comodo, anziché l’agevolazione degli interventi sul patrimonio esistente, magari non antico ma storico, affettivo, significativo».
 Non risparmia né accusa, di fatto nessuno, ma chi scrive sembra avere una visione piuttosto chiara della città. «La politica urbanistica dell’amministrazione Ansideri – scrive – ha puntato molto sul recupero delle aree prossime al centro storico (Franchi, Mercato, Pic, eccetera) ma il tempo dell’espansione demografica ed economica di Bastia è ormai purtroppo passato ed ogni intervento diventa sempre più lento e difficile. Non per questo inopportuno e non necessario. Anzi concludo dicendo che la volontà di riqualificare le aree prossime al centro storico di Bastia rappresenta un valore importante della politica di questi ultimi anni».

Il messaggio, infine, fa un attimo cenno alla “pavimentazione della piazza. «Rifare la pavimentazione alla piazza – conclude amaramente – è come dire a chi ha un tumore, che le cose cambieranno se andrà dall’estetista».

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