Piazza Mazzini, a Bastia Umbra, in sofferenza, Claudia Lucia analizza perché

Il tema è la dignità dello spazio pubblico deve ritrovare sua dimensione  autentico luogo della città?

 
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Piazza Mazzini, a Bastia Umbra, in sofferenza, Claudia Lucia analizza perché

di Claudia Lucia, architetto
Perché Piazza Mazzini, spazio centralmente strategico, fatica a ritrovare la sua dimensione di autentico luogo della città? Lo slargo formato dall’incrocio con via Garibaldi, fino a via Roma, contornato da dignitosi e ben manutenuti edifici, è stato, ormai da diversi anni, trasformato in un malinconico parcheggio a ridosso delle vetrine e, peggio ancora, della parrocchiale di San Michele Arcangelo e dalla Collegiata di Santa Croce.

Dopo anni di dibattiti sul tema dell’apertura al traffico di Piazza Mazzini

Dopo anni di dibattiti sul tema dell’apertura al traffico di Piazza Mazzini, sostenuta come risolutiva dei problemi del commercio dall’attuale Amministrazione, in molti si sono accorti che la strategia proposta ormai 9 anni fa non ha portato i benefici sperati, che le cose come stanno ora non vanno bene, che le vetrine spente sono sempre di più ed i residenti sempre di meno e che eventi e manifestazioni in centro storico esauriscono gli effetti di attrattività nell’arco di quelle poche ore. Si sta, dunque, formando la consapevolezza che il cuore del centro storico bastiolo troverebbe più probabilmente un pregio di indubbio valore sociale e culturale nella sua dimensione di isola pedonale.

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Claudia Lucia, architetto

Attualmente piazza Mazzini non sviluppa valenza di luogo sociale, priva com’è di elementi di arredo e trasformata in una triste strada con pavimentazione in pessime condizioni e parcheggio, a volte selvaggio. Quello che dovrebbe essere lo spazio della casa comune, della città dei cittadini, il salotto dell’abitare cittadino, passa in secondo piano rispetto ad altri luoghi, come ad esempio via Roma, per appetibilità residenziale e commerciale.

Può Piazza Mazzini tornare a godere della sacralità sociale e culturale propria dei centri storici? Sì, ne sono convita. Ma quale può essere la strategia di inversione della tendenza negativa? Quali indicazioni dare a chi volesse cimentarsi in una proposta di progetto per la sua riqualificazione?

Per il recupero di importanti spazi pubblici all’utilizzo civile, l’approccio attraverso concorsi di progettazione è certamente positivo, ma nasconde il forte pericolo di ritrovarsi a fine gara progetti con forte deriva trasformistica dello spazio pubblico, conseguenza del voler “progettare” a tutti i costi i vuoti.

Si dovrebbe fuggire dalla tendenza ad “arredare” pesantemente piazze e corsi che, invece, per tradizione storica sono solo degli indispensabili vuoti che si contrappongono al fitto tessuto urbano e sono destinati al passeggio, agli incontri, al mercato, alle funzioni religiose e tradizionali, ai comizi, alle assemblee, agli eventi: tutte attività che necessitano di ampi spazi liberi. Non servono, anzi sono dannosi, quegli elementi cari a certi architetti come vialetti, stradine, muretti, aiuole, fontane improbabili (che inevitabilmente vengono chiuse per mancanza di manutenzione), divisioni grafiche o fisiche senza senso che spezzano l’unità dello spazio ed impediscono l’utilizzo dello spazio urbano per le funzioni a cui dovrebbe essere dedicato, negando così il vero significato e l’autentica funzione della piazza, che diventa un banale “spazio attrezzato” senza la dignità dello spazio pubblico.

Inevitabilmente il tema della pavimentazione di Piazza Mazzini sarà presente in tutti i programmi elettorali per il prossimo rinnovo del consiglio comunale cittadino, assieme al più generale e spinoso tema della riqualificazione urbana di tutto il centro storico. Accanto ad altre iniziative essenziali di tipo urbanistico, economico e sociale, auspico che i futuri amministratori vorranno lavorare sulla scelta di un progetto semplice, con una pavimentazione di alta qualità per scelta di spessori e materiali, di tono pacato, adatto ad essere un elemento di unificazione della eterogeneità degli elementi e dei colori presenti sulla piazza. Gli edifici, che si sono evoluti nel corso dei secoli, hanno infatti sviluppato forme, altezze, materiali e colori molto diversi e pertanto è opportuno accostarvi una pavimentazione sobria, con pochi materiali di qualità, selezionati per attinenza alla tradizione e all’esistente anche dal punto di vista cromatico.



In quanto ai parcheggi ed al transito dei veicoli, l’accesso dovrebbe essere riservato ai residenti, anima viva dei centri storici, cui si deve portare massima attenzione affinché continuino a scegliere di abitare nel cuore di Bastia. Si potrebbe pertanto ridurre gli spazi destinati a parcheggio e studiare un piano di arredo urbano elegante ed adeguato all’uso promiscuo della piazza. Inevitabile su questo il coinvolgimento attivo e fattivo dei commercianti.

Infine lancio la proposta di recupero delle Tre Cannelle, storica fonte che pare si trovi ancora, malconcia ma recuperabile, sotto la pavimentazione nello slargo formato tra via Roma e piazza Mazzini. Credo che accanto ad interventi di carattere generale sulla pavimentazione, ormai purtroppo urgenti, sia doveroso uno sforzo di recupero di ciò che rimane della città storica e questo luogo perduto potrebbe diventare il simbolo della rinascita e dell’identità della nuova Bastia.

2 Commenti

  1. APRIRE AL TRAFFICO PIAZZA MAZZINI è UNA BOIATA PAZZESCA!

    Si dovrebbe fare una bella ZTL per tutta Via Veneto e per tutta la Piazza Mazzini,tanto chi va per negozi parcheggia in Piazza del Mercato,Zona Giardinetti o Ex Discobolo.

    Guardiamoci intorno, siamo l’unica città che non ha un area pedonale,dovremmo prendere da esempio Foligno; se Via Veneto è la via dei negozi,Piazza Mazzini cos’è? La Piazza dovrebbe essere il cuore pulsante di Bastia (non solo a settembre) mancano locali che aggregano giovani.

  2. Sono contento che l’architetta Claudia Lucia si sia risvegliata dopo un lungo sonno “civico” e dica alcune cose sensate sulla piazza/parcheggio di Bastia. Visto che ha fatto parte dell’attuale Giunta, come Assessora alla Cultura, perché non ha espresso queste idee quando aveva un ruolo istituzionale? Non vorrei che diventasse uno sport molto praticato l’esprimersi in modo critico nei confronti delle Amministrazioni Comunali (il mio è un riferimento generico vale sia per le giunte di centrodestra che per quelle di centrosinistra) quando non si ha più un ruolo istituzionale nelle giunte stesse. Forse è meglio tardi che mai, ma si è molto meno credibili. Potrei anche sbagliarmi, ma questo è quello che penso.

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