Fortunata, il film di Castellitto all’Esperia di Bastia Umbra

Ma anche Vincent Van Gogh – Un nuovo modo di vedere

Fortunata, il film di Castellitto all'Esperia di Bastia Umbra

Fortunata, il film di Castellitto all’Esperia di Bastia Umbra

BASTIA UMBRA – Nuova settimana al Cinema Esperia. Arriva direttamente dal Festival di Cannes, Fortunata, l’ultimo film di Sergio Castellitto. Scritto da Margaret Mazzantini ed interpretato da una ispirata Jasmine Trinca il film racconta una storia di vita difficile ed affrontata a muso duro. Con le periferie romane a fare da sfondo ed i personaggi che vi si muovono dentro Castellitto dipinge un grande affresco popolare di donne e uomini in lotta contro la vita, contro se stessi e contro il mondo.

Martedì e mercoledì il ritratto sul grande schermo di uno dei più importanti pittori della storia dell’arte: Vincent Van Gogh – Un nuovo modo di vedere. La meraviglia del colore e della pennellata del genio olandese che ha cambiato per sempre la pittura, la rappresentazione e l’immagine degli uomini e del mondo.

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FORTUNATA Un romanzo popolare pieno di colori e vitalità disperata, con una regia irrequieta come la sua protagonista Fortunata è una donna sulla trentina che sta crescendo da sola la figlia Barbara di otto anni in un quartiere degradato di Roma. È agosto, la città è semivuota, e Fortunata va di casa in casa a fare (in nero) messe in piega e shatush ad amiche e vicine, coltivando il sogno di aprire un suo negozio di parrucchiera e conquistare così un minimo di indipendenza economica. Franco, il marito allontanato da casa, da cui Fortunata non è ancora separata legalmente, la tormenta con visite inaspettate, insulti gratuiti e aggressioni sessuali.

Chicano, il suo migliore amico, è un tossico con una madre straniera, Lotte, che sta scivolando nel buco nero dell’Alzheimer. L’incontro con uno psicoterapeuta infantile, Patrizio, cui è stato affidato dai servizi sociali il sostegno psicologico a Barbara, si presenterà a Fortunata come l’opportunità di cambiare la propria vita. Ma non tutti sanno sfruttare le buone occasioni, soprattutto se a guidare le loro azioni è una cronica mancanza di autostima e una sfiducia nella capacità (o il diritto) di essere, nella vita, fortunati. Sergio Castellitto si conferma autore di un cinema accessibile per scelta e racconta la storia di Fortunata come un romanzo popolare, un murale pieno di colori tracimante una vitalità disperata.

Lo stile questa volta deve molto al cinema di Ozpetek, esplicitamente citato nell’apparizione del Gazometro e nel personaggio di Chicano, così come nella corte multicolore (e irrealistica) delle amiche coatte della protagonista. Anche la dinamica fra Franco, interpretato in modo magistrale da Edoardo Pesce, e Fortunata deve molto a quella fra Antonio ed Emma in Un giorno perfetto. Il problema del film è tutto nella scrittura (di Margaret Mazzantini, autrice di riferimento di Castellitto regista) che ripete molti cliché: il racconto della “povera gente” vista da un osservatorio (e attraverso un filtro) altoborghese; la propensione al melodramma sparato sopra le righe; la compulsione drammaturgica a dare ad ogni comportamento non allineato una ragione traumatica, meglio se annidata nell’infanzia, per creare un universo di orfani che “si lasciano alla spalle troppe versioni della verità”; la necessità di inserire un parallelo “alto” (in questo caso la tragedia greca Antigone) reiterato fino allo sfinimento; un personaggio come quello di Chicano che è “letterario” già nel nome; la tendenza ad alternare nei dialoghi il romanesco stretto e sgrammaticato con un italiano enunciativo e dantesco.

Il personaggio più debole, narrativamente (ma anche umanamente), resta Patrizio, lo psicoterapeuta che butta la deontologia alle ortiche abbandonando chiunque si affidi al suo sostegno emotivo, a cominciare dalla bambina che gli è stata affidata. E il masochismo “femminile” di Fortunata, che la rende una sorta di Re Mida al negativo, è un’”invenzione letteraria” davvero difficile da digerire.

La forza del film è invece la regia di Castellitto: fisica, muscolare, “inzugliona”, irrequieta, affamata di vita, trafelata come la protagonista che va di fretta anche se non sa dove andare (a parare), bulimica, aggressiva, gioiosa e indisciplinata come Fortunata, di cui nelle scene iniziali non sentiamo la voce né vediamo la faccia, tronco di donna in perenne movimento incanalata lungo un corridoio, affannata a raccogliere da ogni stanza i pezzi che servono a comporre quel puzzle domestico utile a dare alla propria figlia il senso di completezza che, a quel tronco di donna, manca visibilmente.

QUANDO E A CHE ORA?
SPETTACOLI dal 25 al 28 MAGGIO CINEMA ESPERIA – Via Roma, 25, 06083 Bastia Umbra, Italia – Tel. 340 521 4937 giovedì 25 21:30 venerdì 26 21:30 sabato 27 21:30 domenica 28 18:30 21:30

Come già in Non ti muovere, finora la sua regia più riuscita, Castellitto mostra una profonda empatia con il femminile, ovvero con le reali difficoltà di essere donna e madre nel nostro Paese, e con l’esigenza di emancipazione che è, prima di tutto, anelito di libertà ed esigenza di rispetto. Il vero protagonista maschile in questa storia è invece il denaro che manca davvero, ma che diventa anche una scusa per giustificare i propri fallimenti e la propria “voglia di sparare a qualcuno”.

Perché l’illusione che “ci devi mettere i soldi se no non funziona” e il rap secondo cui è “la gente con i soldi che fa girare il mondo” è (anche) un modo per ritardare all’infinito la presa di responsabilità di ognuno di questi personaggi in cerca di una direzione e di una via d’uscita. Fortunata e sua figlia sono i ruoli più riusciti, anche grazie a due interpretazioni eccezionali: quella di Nicole Centanni nei panni di Barbara, e quella di Jasmine Trinca, in lotta con la vita, contradditoria, coraggiosa e spaventata, una donna che mangia, tocca, si sporca, fa sesso, cade, si rialza, corre, crolla addormentata, suda e ride.

Fortunata è bellissima nel suo inarginabile istinto vitale e sensuale, proprio quello che Franco vorrebbe sopprimere e che Patrizio non riesce a contenere. In questo senso è l’eterno femminino, simbolo atavico di potere da soffocare per la sua valenza incendiaria. Fortunata è una parabola sulla libertà declinata al femminile, e racconta la spoliazione progressiva di tutto ciò che lega una donna ai suoi “doveri” fino a non avere più niente da perdere, unica posizione di forza concessa a un prigioniero.

Il suo specchio è Lotte, la madre di Chicano, ex attrice di successo (dunque simbolo di una femminilità strutturata per piacere) autorizzata solo dalla vecchiaia e dalla malattia a spalancare quelle porte che, in gioventù e in salute, doveva tenere chiuse. E Hanna Schygulla, nel suo breve cammeo, è un passaggio di Grazia, l’attraversamento leggero di un confine a lungo subìto e ora, finalmente, permeabile.



Vincent Van Gogh è morto suicidandosi con un colpo di pistola il 29 luglio 1890. Questo evento cinematografico unico che viene proiettato in contemporanea mondiale in oltre 1000 sale cinematografiche in Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia, Australia, Nuova Zelanda e America Latina in occasione del 125° anno dalla morte dell’artista che arriva nelle sale italiane solo per un giorno martedì 14 aprile, è realizzato in stretta collaborazione con i curatori del Museo Van Gogh, protagonisti del suo nuovissimo allestimento dello stesso, e guida lo spettatore tra le gallerie e i magazzini del museo (in genere preclusi ai visitatori).

QUANDO E A CHE ORA?
SPETTACOLI dal 30 al 31 MAGGIO CINEMA ESPERIA – Via Roma, 25, 06083 Bastia Umbra, Italia – Tel. 340 521 4937 martedì 30 21:30 mercoledì 31 21:30

Nell’ultima lettera scritta all’amato fratello Theo due giorni prima della morte Vincent Van Gogh afferma “E poi è vero, noi possiamo far parlare soli i nostri quadri.” È ciò che questo prezioso documentario diretto da David Bickerstaff si propone di fare (raggiungendo l’obiettivo) aggiungendo un elemento fondamentale in più e cioè la preziosa contestualizzazione storico-culturale. Perché la nuova proposta del Museo Van Gogh di Amsterdam vuole realizzare proprio questo: liberare l’artista dagli stereotipi cristallizzati sulla sua figura per mostrare come non fosse un fenomeno isolato di follia geniale ma quanto in lui la consapevolezza dei movimenti artistici del suo tempo trovasse un conoscitore profondo.

Il cinema si è occupato di Van Gogh con sensibilità diverse andando da Brama di vivere di Vincente Minnelli e George Cukor a Vincent e Theo di Robert Altman. Non dimenticando Akira Kurosawa che in Sogni, avendo come complice Martin Scorsese, entrava nelle opere del Maestro, emozione che è oggi resa possibile grazie al progetto “Inside Painters” che proprio dalle sue opere ha iniziato la sperimentazione.

In questo documentario è la volta dell’attore Jamie de Courcey (la cui somiglianza con il pittore è straordinaria) offrirci la fisicità del protagonista senza però mai invadere il campo e, soprattutto, senza mai trasformare l’operazione in una docufiction. La parola viene lasciata alle lettere indirizzate al fratello, ai curatori e dirigenti del Museo e a un discendente.

Ogni opera viene poi ricollocata nel tempo della sua realizzazione evitando qualsiasi didatticismo ma offrendola a una rivisitazione che supera l’analisi degli addetti ai lavori per farla parlare così come Van Gogh pensava che dovesse accadere. Libera da orpelli e sovrastrutture semileggendarie.


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