Aborto terapeutico, avere un figlio è una scelta individuale come la Fede

 
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Aborto terapeutico, avere un figlio è una scelta individuale come la Fede

Aborto terapeutico, avere un figlio è una scelta individuale come la Fede

 

Di Francesco fratellini

Buona domenica.  Premesso che personalmente sono contrario all’aborto, voglio però sottolineare che per parlarne bisognerebbe trovarsi nella situazione di una coppia che deve affrontare il dramma della scelta (perché anche per l’uomo è un dramma).

Per questo sono fermamente convinto che certe scelte non possono essere condizionate da norme che vanno a incidere sulla scelta libera delle persone. Come la Fede è una scelta individuale, intima, personale che anche se poi vissuta in comunità, non può essere imposta dalla legge, così la scelta di avere o meno un figlio deve interessare la sfera individuale della coppia pur avendo risvolti sociali.  Da cittadino di Centrodestra, sono rimasto sorpreso dalla superficialità con cui il governo regionale è intervenuto sull’aborto terapeutico, più per “accontentare” alcuni referenti politici (che a mio avviso possono essere paragonati ai talebani di casa nostra) che per una volontà politica chiara.

Mi domando se tutte le forze politiche (comprese le liste civiche) siano state coinvolte preventivamente nella decisione e se sia stato considerato che si è andati in contraddizione con le norme di cautela “Covid-19” che vanno nella direzione di far frequentare gli ospedali a meno pazienti possibile.

Ho anche il dubbio che la Presidente non sia stata pienamente consapevole di quello che sta scritto nella delibera che è stata approvata in cui è stato “inserito” un passaggio che è intervenuto sull’aborto terapeutico. Questo mio dubbio nasce dalle ultime dichiarazioni della stessa Tesei che in una specie di marcia indietro si è detta pubblicamente disponibile a rivedere la sua posizione e ad intervenire in merito qualora il Ministero della Salute cambiasse le linee di indirizzo sul tema.

Stendiamo poi un velo pietoso sulla figuraccia fatta con risvolti nazionali da un noto politico di CDX

In allegato trovate un articolo uscito su LA NAZIONE  Umbria di oggi di cui condivido a pieno il contenuto.


L'articolo di Pier Paolo Ciuffi
Mostrateci il coraggio della serietà Pier Paolo Ciuffi -Era inevitabile che accadesse. La politica è un’arte, imperfetta peraltro, che ha – allo stesso tempo – la possibilità, la necessità, l’occasione e lo svantaggio di agire direttamente sulla vita delle persone. Con tutte le reazioni del caso. Quindi nessuna meraviglia se un governo regionale orientato da valori che per comodità definiremo tradizionali propone una propria visione sul ricorso all’aborto. La legittimazione molto larga avuta dal voto di fine ottobre 2019 (e i debiti indiscutibili nei confronti di chi crede che semplicemente l’interruzione della gravidanza non ci debba essere, per legge) porta quasi naturalmente la giunta Tesei a ridefinire il concetto.

Ma il tema – e questo non può sfuggire a chi ora guida l’Umbria – è delicatissimo. E riporta alla mente infortuni memorabili patìti da chi ha creduto che la forza elettorale coincidesse con il cosiddetto Paese reale. L’idea di libertà personale è molto più ampia del semplicistico scontro tra partiti. Soprattutto quando si parla di conquiste ottenute – dopo secoli di prevaricazioni e sofferenze – dalle donne. Qui non si tratta di rimettere indietro la lancetta della storia, come accusano alcuni, o di salvaguardare la salute di chi decide (in un momento comunque personalmente drammatico) di non volere un figlio.

Come propagandano altri. Il problema è più complesso. Qui si tratta di dire apertamente se, con evidenze scientifiche e quindi numeri, alcune imposizioni – vedi l’ospedalizzazione di tre giorni per l’aborto chimico – sono indispensabili. O se l’obiettivo è un altro, quello di creare ostacoli a una decisione, negare di fatto un attuale diritto. Nel qual caso le donne che ci rimetteranno – e non lo potranno esercitare, se non a rischio di orrendi bricolage clandestini – non saranno certo quelle delle classi economicamente più agiate.

Qual è il fine di una norma? Bisogna dirlo con schiettezza. I tempi cambiano, c’è sempre possibilità di confrontarsi e ragionare su leggi passate e presenti per costruirne di future che facciano davvero compiere un salto di civiltà, condiviso o no, ma alla luce del sole. Bisogna farlo senza ricorrere a tecnicismi, senza invocare presunte volontà di tutela della salute che in realtà nascondono altro. E, soprattutto, senza ritorni ad arcaici paternalismi. Se non si ha la correttezza di discutere in modo aperto sui valori si rischia che anche questa occasione venga perduta, e che tutto si trasformi in una inutile contrapposizione di piazza irta di slogan in cui si gridano parole troppo ruvide come “medioevo” o “assassini”. La politica – nell’anno di non troppa grazia 2020, già così complicato – non può essere alchimia di interessi e ipocrisie, ma coraggiosa serietà.

2 Commenti

  1. Questa volta concordo con il sig. Fratellini… La scelta della signora Tesei… Che sembra essere lo scendiletto della lega e di talebani come Pillon è antidemocratica e contro la volontà delle donne di fare le proprie scelte… Un ritorno al medioevo e una vergogna per l’Umbria… Questi falsi moralisti dovrebbero governare in Veneto dove il falso moralismo è di casa… Non in Umbria….

  2. Caro Fratellini, anche se distante politicamente da te, devo comunque congratularmi per questa tua presa di posizione laica. Io sono personalmente favorevole all’interruzione della gravidanza ogni volta che una donna lo ritenga necessario, causa vari motivi. Ho tanto lavorato in gioventù, prima della legge 194, per far sì che si arrivasse ad una buona legge sull’interruzione di gravidanza . Quando abitavo ancora in Lombardia, diverse donne,anche dopo la 194, si sono rivolte a me o a mia moglie, per chiedere informazioni su dove potessero abortire, senza passare sotto le Forche Caudine degli obiettori di coscienza. E queste donne erano indifferentemente di destra, di centro o di sinistra. Del resto abbiamo visto, fortunatamente, fallire il referendum abrogativo voluto dalla parte più retriva del Paese. Penso inoltre che, tra le persone contrarissime alla 194, pochi siano in buona fede per motivi religiosi; la maggior parte, che brandisce ipocritamente il vangelo o il crocefisso, magari poi ha una vita personale di tutt’altra fatta. A me quello che fa ‘sta gente, nella propria vita privata, non interessa: non sono un moralista ed in più, non essendo credente, nemmeno devo seguire certe regole di tipo religioso, però queste persone non devono rompere le scatole cercando di sopprimere l’esistenza di un diritto civile. Poi queste persone sono le stesse che non vogliono che si parli della contraccezione o che si faccia educazione sessuale nelle scuole!! Ed è già scandaloso che in Umbria due su tre ginecologi siano obiettori, forse perché qualcuno di loro preferirebbe che non ci fosse la 194 per poter eseguire gli aborti privatamente, in clandestinità, lucrandoci sopra.
    Buona vita.

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